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Addio Michela, vinta dalla malattia in pochi mesi

Aveva 50 anni: per 20 aveva gestito la macelleria Poli a Campoverardo. Sabato 18 gennaio i funerali a Oriago. Sarà sepolta assieme al figlio, scomparso pochi anni fa  

ORIAGO. È morta sconfitta da un tumore all'età di 50 anni. Michela Mancin lottava con grande tenacia e forza di volontà contro la malattia da parecchi mesi, ma purtroppo non ce l’ha fatta. Risiedeva ad Oriago al civico 40 di Riviera San Pietro. La donna era conosciuta anche Camponogara: per quasi 20 anni ha gestito un negozio di macelleria - la “Poli Fabio” - con il marito, nel centro della frazione di Campoverardo in via Crociata. Qualche anno fa aveva sofferto moltissimo per la scomparsa del figlio Nicolò. Il ragazzo se n’era andato poco più che ventenne: un dolore che l'aveva segnata profondamente. . In questi mesi Michela Mancin ha sempre lottato con grande coraggio, ma purtroppo giovedì scorso la donna ha esalato l’ultimo respiro.

La notizia si è diffusa in pochissimo tempo sia a Oriago che a Campoverardo. «Era una persona di grande professionalità e soprattutto di grandissima umanità» spiegano alcuni residenti a Campoverardo. Il marito Fabio, che le era rimasto sempre vicino, non aveva esitato a cedere l'attività, qualche mese fa, quando il decorso della malattia si era fatto più pesante. «Li abbiamo sempre visti lavorare insieme per tanti anni con affiatamento ed amore» raccontano i clienti.

A Oriago ieri in tanti hanno voluto porgere le condoglianze alla famiglia. «Michela» spiegano i compaesani «non si è mai lamentata della malattia, era lei che nonostante le difficoltà infondeva coraggio agli altri».

I funerali di si terranno oggi alle 10.30 nella chiesa di San Pietro di Oriago. Al suo funerale ci saranno anche tanti ex clienti. Lascia il marito, la mamma le sorelle i cognato. La salma arriverà in chiesa dalla sua casa di Riviera San Pietro che si trova poco distante. Dopo l'estremo saluto sarà cremata e tumulata nella tomba dell'amato figlio Nicolò, nel cimitero di Oriago. —

Alessandro Abbadir

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Pubblicato su La Nuova Venezia