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“Milly” strangolò l’anziana con un cordino la Cassazione conferma la pena di 30 anni

Diventa definitiva la condanna per Lazzarini. L’omicida ora è in attesa dell’appello per l’uccisione di Lida Taffi Pamio

Trent’anni di reclusione comminati dal gup Barbara Lancieri in primo grado, confermati dalla Corte d’Assise d’Appello e l’altro giorno dalla prima sezione penale della Corte di Cassazione. Diventa quindi definitiva la condanna per Susanna “Milly” Lazzarini in relazione all’uccisione (di cui è rea confessa) di Francesca Vianello, 81 anni, amica della madre, il 29 dicembre 2015 nell’appartamento dell’anziana in Corso del Popolo. L’accusa era di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla rapina. L’ex dipendente del Casinò di Venezia era stata strangolata con un cordino per fare i pacchetti regalo. A presentare il ricorso ai giudici della Suprema Corte, il difensore di Lazzarini, l’avvocato Mariarosa Cozza, che tra i vari motivi d’appello ha proposto quello principale sulla premeditazione del delitto.

La difesa sosteneva infatti che non fosse mai stato accertato dalle indagini il momento in cui Lazzarini avrebbe deciso di uccidere l’anziana amica della madre per una questione di soldi. «Lazzarini ha agito sotto la spinta del bisogno di avere dei soldi perché lei ha il vizio del gioco e le sue entrate, modeste ma non miserrime, non erano tali da permetterle di soddisfare questo suo vizio», avevano scritto i giudici della Corte d’Assise d’Appello ricordando che Lazzarini, il 23 dicembre 2015, si era presentata da Vianello per chiedere in prestito 300 euro, ricevendone 100. Il giorno successivo, “Milly” era tornata da Vianello con la scusa di restituire i soldi, dicendo però di avere solo una banconota da 500 euro. «L’unica spiegazione razionale del comportamento di Lazzarini va ricercata nel contesto dell’omicidio premeditato», avevano messo nero su bianco i giudici di secondo grado, «La visita del 24 è stata un sopralluogo per visionare la scena del delitto e stabilire come avrebbe dovuto essere attuato. Al più tardi il 24 dicembre, Lazzarini aveva già deciso l’omicidio attuato il 29». Tra il 24 e il 29 «Lazzarini predispone il piano di attuazione dell’omicidio recuperando il cordino e i guanti in lattice usati al momento dell’omicidio». Tesi, questa, smentita dalla difesa secondo cui la data del 24 dicembre per collocare l’inizio del progetto omicidiario sarebbe del tutto arbitraria.

Tra gli altri motivi sostenuti dall’avvocato Cozza, la mancanza del nesso tra l’omicidio e la rapina del bancomat con il codice pin e la motivazione non adeguata delle aggravanti. Il rappresentante dell’accusa in Cassazione aveva chiesto l’inammissibilità dell’appello perché infondato.

Ora per “Milly” Lazzarini si apre un altro fronte. È attesa prossimamente la fissazione davanti alla Corte d’Assise d’Appello dell’udienza per l’omicidio di Lida Taffi Pamio. In primo grado lo scorso dicembre, il gup David Calabria l’aveva condannata a 30 anni di reclusione. La 87enne era stata strangolata e poi finita a coltellate il 20 dicembre 2012 nel suo appartamento in via Vespucci. Arrestata per il delitto Vianello a fine 2015, Lazzarini si era prima auto accusata come unica responsabile anche dell’omicidio Taffi Pamio, tirando poi nuovamente in ballo Monica Busetto che nel frattempo era stata arrestata e poi scarcerata. —

Pubblicato su La Nuova Venezia