"L'ultima corsa"

La magica sorpresa di un regalo che sembra arrivare dall'Aldilà con l'amore di un padre

È la sera della vigilia di Natale. Sono fermo in attesa di finire il mio turno. Mi chiamo Marco, ho 40 anni, lavoro come taxista nell’area della stazione di Mestre. Oggi è stata un’ottima giornata, molte corse e qualche mancia. Ancora poco e stacco, voglio passare la serata con i miei due figli. Ho anche i regali da mettere sotto l’albero e da aprire domani mattina. Come facevo quando ero piccolo con mio padre.

Era appunto la vigilia di Natale di 32 anni fa quando tornando da un viaggio di lavoro fu vittima di un incidente ferroviario.

L’avevo sentito poche ore prima. Aveva anche una sorpresa per me. Una locomotiva per la mia collezione, rossa fiammante, quella che desideravo da tempo. Prima di cena arrivò il parroco, prese da parte mia madre e la informo della triste notizia. A me non dissero nulla, ma il viso di mia madre diceva tutto. Piansi per tre giorni, fino al funerale.

Ora sono qui, appoggiato al mio taxi, aspettando di finire la serata con l’ultima corsa. Il cielo promette neve. E i miei pensieri volano lontano.

Una voce mi desta. “Mi può portare in via De Amicis 75”. “Certo. Salga. Bagaglio?”. “Solo questa borsa”. Guardo il mio ultimo cliente della serata. Viso giovane, sui 40 anni, impermeabile scuro, chiuso fino all’ultimo bottone, sciarpa rossa in tema natalizio, cappello dalla lunga tesa e occhiali scuri. Un padre che ha fatto tardi per l’acquisto dei regali ai figli, oltre a una borsa in pelle, stringe nella mano sinistra un’altra borsa, che ha tutto l’aspetto di un dono.

Salgo in auto seguito dal cliente, che si accomoda sul sedile posteriore. Accendo il motore, attivo il tassametro e mi avvio verso la destinazione indicata. I pensieri mi riportano ancora a mio padre. La strada passa velocemente dai finestrini, poco traffico in questo momento, sono tutti a casa.

La via è questa. Mi fermo a lato del marciapiede. “Siamo arrivati, fanno 25,00 €”. L’uomo mi allunga due biglietti. “Tenga pure il resto e Buon Natale”. “Grazie e Buon Natale anche a lei”.

Il cliente scende lentamente e si avvia verso il vicolo a lato del palazzo. Io avvio il motore e guardo nello specchietto. È allora che vedo la borsa. Spengo il motore e scendo. Prendo la borsa e mi avvio verso l’angolo del fabbricato dove è sparito l’uomo. Pochi passi e poi mi fermo stupito. Dopo l’angolo non c’è nessuno. Solo un muro di mattoni e nessuna porta. Guardo da entrambi i lati del marciapiede, nulla. Rimango lì con la borsa in mano cercando di capire la situazione.

Alla fine la apro. Dentro trovo una scatola e un biglietto. La scatola contiene una locomotiva, vecchio modello di 30 anni fa, rossa. Come quella che ho atteso mi portasse mio padre.

Allungo la mano e prendo il biglietto. Rosso con l’agrifoglio su un lato. La data 24.12.1975. Il giorno dell’incidente. La dedica, scritta a mano. “Buon Natale Michelino, papà”. Il mio soprannome.

Una lacrima mi scende lungo il viso. Trent’anni dopo ricevo il mio regalo di Natale. Intorno a me comincia a scendere la neve, mentre io resto immobile a guardare dentro la borsa, incantato. Sono rimasto così per vari minuti, poi sono risalito in macchina.

Non ho mai saputo chi fosse quel signore, ma lo devo ringraziare. Mi ha fatto tornare bambino per un istante e riabbracciare mio padre.

La locomotiva ce l’ho ancora, è nel cassetto della mia scrivania nello studio, chiusa a chiave per paura che sparisca. Il biglietto ce l’ho sempre con me, nel mio portafoglio, il posto più vicino al cuore.

Pubblicato su La Nuova Venezia