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E’ morta Natalina Nina Biasizzo, una delle ultime partigiane di Mestre

A dicembre 2021 aveva compiuto 100 anni, era ospite all’Antica scuola dei Battuti. L’Anpi: «Donna dalla storia straordinaria, parlava la vivacità dei suoi occhi»

 MESTRE. Era una delle ultime partigiane di Mestre. Aveva spento le 100 candeline il 18 dicembre scorso, Natalina Biasizzo, per tutti “Nina”, nata a Tarcento (Udine) nel 1921. Finché ha potuto, è sempre stata presente a ogni appuntamento istituzionale sempre pronta a far sventolare il tricolore, sul terrazzino della sua cucina.

Gli iscritti all’Anpi non si sono mai dimenticati di lei, andavano sempre a farle gli auguri, anche all’Antica scuola dei Battuti dove viveva da qualche anno. Causa il Covid e le visite ridotte alle strutture, per il suo ultimo compleanno, quello del secolo di vita, non si è potuto fare nulla, la festa è stata posticipata al primo aprile, alla presenza del figlio Mario (conosciuto come Carlo), con i rappresentanti dell’Anpi di Mestre e dell’assessora ai Servizi al cittadino del Comune di Venezia, Laura Besio.

Il cuore di Nina ha smesso di battere venerdì 22 luglio ma la sua storia, tutta da raccontare, resterà viva, lei sempre così fiera di appartenere all’Anpi e antifascista.

Nina era partigiana dal 1943, anno in cui scappò in montagna insieme al fidanzato Tarcisio Ceccuto, detto Carlo, comandante di quella che era stata la banda della Bernadia. Prima si rifugiò a Parma, poi andò a Milano e Venezia. Lì i due furono arrestati, tradotti nel carcere di Santa Maria Maggiore, quindi in una prigione di Udine. Nina era incinta. Ci fu un bombardamento e partorì sotto le bombe.

Fu portata in ospedale insieme al suo bambino, Mario. Ma questi non conobbe mai suo padre, perché i tedeschi uccisero il fratello minore e il fidanzato. Quando si arrivò alla liberazione di Tarcento, i partigiani, con in testa Natalina come crocerossina, entrarono in città, pur dovendo stare molto attenti alle strade minate dai tedeschi. Si erano asserragliati nella scuola materna e dopo otto giorni, riuscirono a fuggire. Ci furono otto giorni di combattimento estenuante per la pioggia, tanto che, alla fine, una infreddolita Natalina fu accolta nella caserma dei carabinieri dove poté asciugarsi e rivestirsi con una divisa di carabiniere.

Alla fine della guerra, le fu riscontrato un soffio al cuore e fu inviata dal Distretto Militare all’Ospedale al Mare. Finito tutto, Nina decise di unire i propri cari, recuperò anche il corpo di Carlo con il permesso dei suoi famigliari e fece seppellire nel cimitero di Tarcento. Ha lavorato per un po’ in filanda, poi come la mamma ha cominciato a lavorare la seta.

«Aveva una forza e una vivacità negli occhi straordinarie» la ricorda il vice presidente di Anpi Mestre Mario Torcinovich «ed era una donna d’altri tempi». Il funerale si terrà martedì alle 10 in chiesa Beata Vergine Addolorata in via Servi di Maria a Mestre, al quartiere Bissuola. Lascia il figlio Mario, la nuora, la nipote e tutti i parenti. La salma della donna sarà cremata. All’ultimo saluto ci saranno anche i rappresentanti di Anpi. —

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Pubblicato su La Nuova Venezia