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Fossalta, ammazza la moglie e si uccide: chi sono vittima e assassino

La sorella di Lorena non si dà pace: li avevo sentiti sereni. Il fratello di lui: Giuseppe era una persona dal cuore d’oro

FOSSALTA. Giuseppe Santarosa, 55 anni, era un grande lavoratore; prima faceva il meccanico, poi il vigilante (non armato) tra Lignano Sabbiadoro e Portogruaro, in particolare alla San Marco Gas di Noiari, dove lo attendevano per le 17 di ieri per iniziare il turno.

Chi lo conosceva spiega che, probabilmente, qualcosa in lui si era rotto dopo la morte del fratello più giovane, Gino, avvenuta mesi fa in ospedale. Lorena Puppo, 50, invece raccontano che da qualche tempo non stesse bene.

Tutti sono concordi su una cosa: insieme, sembravano una coppia fantastica sebbene riservata. E nessuno riesce a spiegare il motivo di ciò che è accaduto. C’è chi azzarda che Giuseppe stesse vivendo uno momento di forte stress per il recente lutto e per i problemi di salute di Lorena. Ma sono solo ipotesi buttate lì per dare una spiegazione a una tragedia che nessuno sa da che parte prendere.

«Vivevano a Fossalta da almeno 12 anni» spiega il sindaco di Fossalta Natale Sidran. «Lui era originario di San Giorgio al Tagliamento, lei invece della frazione di Stiago. Una coppia tranquilla e riservata.

Prima di andare a vivere a Fossalta, Giuseppe e Lorena hanno convissuto a San Giorgio al Tagliamento, il paese di lui.

Giuseppe Santarosa, 55 anni, era vigilante per la San Marco Gas. Giuseppe, per gli amici Gepo o Geppetto – perché sapeva fare tutto – avrebbe dovuto prendere servizio alle 17 di ieri. Due lavori, uno per lo più notturno per la San Marco, come vigilante antincendio, il secondo di giorno, quando arrotondava come meccanico. Oltre a lui altre quattro fratelli, l’inverno scorso uno di loro, Gino, era morto di Covid. 

Un dolore che aveva ancora dentro e che non lo lasciava. Curava la sua auto, che teneva lucida, una Bmw di seconda mano parcheggiata poco distante. Lorena non guidava, aveva avuto un incidente e non se la sentiva più. Tutte le mattine passava a prenderla Giorgio Casagrande, il marito della titolare, che ieri non aveva più lacrime per piangere. 

Lorena Puppo era dipendente di Pulicasa, ditta di pulizie dei loro migliori amici. La grande passione della donna, elegante, timida, riservata, era Lola, la sua meticcia. «Entrambi vivano per lei, era come una figlia. Me la vedo come fosse adesso che va in rosticceria e compera un pollo, per poi dividerlo con Lola», racconta una vicina. 

«Non mi sento di dire molto», racconta il fratello di lui Franco. «Se non che Giuseppe era una persona straordinaria. Era un uomo d’oro».

«Eravamo come fratelli, questo evento ci spezza il cuore» racconta Giuseppe Fasano, un amico della coppia. «Giuseppe lo conoscevo benissimo. Era molto riservato, e protettivo nei confronti dei suoi familiari. È un dolore grande».

Da San Giorgio al Tagliamento a Fossalta la strada è abbastanza comoda. Le due località sono separate da una decina di chilometri. Nel bar del paese c’è un parente alla lontana di Lorena. «Questo fatto è terribile, non ho mai avuto segnali premonitori» spiega. In paese non si parla d’altro.

A Spilimbergo abita Anna Puppo, la sorella di Lorena. È prostrata dal dolore, non sa darsi pace, ma poi prende forza e racconta. «Non riesco a capire cosa sia successo, non c’è niente di niente che potesse far pensare che si potesse arrivare a questo tragico epilogo. Li ho sentiti due giorni fa. Lei era felice. Mi è sembrata serena, per nulla turbata. Lui era una persona deliziosa. Insieme erano fantastici. Il movente? E chi lo sa. Non si può sapere».

Il nipote da parte di lei, Denny, sta cercando di consolare, assieme a sua sorella, la mamma. «Siamo tutti sconvolti, tutti sbalorditi da questa vicenda che ci addolora tantissimo. Dobbiamo farci forza e guardare avanti, io e mia sorella in questo momento siamo chiamati a proteggere nostra madre. Gli zii? E chi non gli voleva bene. Noi, pur vivendo a Spilimbergo, eravamo legatissimi a entrambi. Non ci saremmo mai immaginati, di dove raffrontare nulla di simile». —

Pubblicato su La Nuova Venezia