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Torre di Mosto, mamma morì d’infarto a 45 anni: «La diagnosi fatta in ritardo»

I risultati dei consulenti della Procura sul decesso della donna a dicembre 2020. Indagato medico del Pronto soccorso: non avrebbe individuato i guai cardiaci

TORRE DI MOSTO. Debora Berto è morta in seguito a «un arresto cardio respiratorio da aritmia indotta da infarto miocardico acuto». E ancora: «La diagnosi precoce di infarto avrebbe consentito l’immediato ricovero ospedaliero, con esecuzione di una procedura di angioplastica primaria che avrebbe consentito, con criterio di elevata probabilità, di evitare la morte».

Sono alcune delle conclusioni a cui sono giunti i medici Giovanni Cecchetto e Stefano Kusstatscher, i due consulenti a cui la Procura di Venezia ha affidato il compito di far luce sulla morte di Debora Berto, 45enne di Torre di Mosto.

Era il 16 dicembre 2020 quando la donna perse la vita dopo aver accusato un malore in casa. Da qualche giorno la donna, sposata e con due figli, lamentava dolori al polso e al braccio sinistro, con impotenza funzionale. Sintomi spesso spie di un infarto. Tanto che l’11 dicembre si era recata al pronto soccorso di San Donà. Ma i sanitari l’avevano dimessa con una diagnosi di brachialgia, un problema ortopedico. Dopo il decesso, il marito Mirko Sacilotto, con Studio 3 A, aveva presentato un esposto temendo che la moglie fosse stata vittima di un errore medico. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, indagando il medico che aveva visitato la donna al Pronto soccorso.

Adesso la Procura, ormai prossima alla chiusura delle indagini, ha consentito alle parti di acquisire la perizia in cui i tecnici confermano la natura cardiaca del decesso e spiegano che «sarebbe stato doveroso eseguire accertamenti di laboratorio e strumentali che avrebbero permesso, con elevata probabilità, di diagnosticare una sindrome coronarica acuta». 

Pubblicato su La Nuova Venezia