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Le note di Pazza Inter Amala per l’addio a Nicolò, l’allenatore morto a 33 anni

Palloncini bianchi e nerazzurri fatti volare sul cielo di Ceggia  dai “suoi” ragazzi del Caorle La Salute. La toccante lettera della compagna Valentina: «Di te mi mancherà tutto»

CEGGIA. «Ciao mister, sarai sempre nei nostri cuori. Grazie dai tuoi ragazzi». Recitava così il grande cartellone appeso alla parete esterna della chiesa di Ceggia, che ieri pomeriggio ha ospitato l’ultimo saluto a Nicolò Manica. Chiesa gremita per l’addio al giovane allenatore di calcio, che ha perso la vita in un incidente stradale nella notte tra venerdì e sabato, lungo la provinciale tra Ponte Crepaldo e Stretti. Ad accogliere il feretro c’erano i ragazzi che Nicolò allenava al Caorle La Salute, accompagnati da dirigenti e allenatori del club litoraneo.

C’erano giocatori e vertici della Libertas Ceggia, la squadra in cui Nicolò aveva militato per tanti anni. E c’erano ragazzi e tecnici dell’Europeo Cessalto, la società in cui allena il papà di Nicolò, Maurizio Manica, di professione finanziere. C’erano le istituzioni: il sindaco Mirko Marin e una rappresentanza della guardia di finanza, stretta attorno al dolore del collega Maurizio e della sua famiglia, la mamma Renata e il fratello Federico. A portare conforto anche don Corrado, assistente spirituale militare. Ma soprattutto c’erano i tanti amici di Nicolò e i colleghi della Veneta Isolatori. Troppi perché la chiesa di Ceggia potesse contenerli tutti. In molti sono rimasti all’esterno, sulla piazza della chiesa, cercando riparo dalla calura.

Sulla bara è stata adagiata la sciarpa dell’Inter, la squadra del cuore di Nicolò. Al termine della cerimonia, l’ultimo saluto è stato scandito dalle note di “Pazza Inter Amala”, mentre in cielo venivano lanciati palloncini bianchi e nerazzurri.

Toccante il momento in cui il parroco, don Alessandro Ravanello, ha letto la lettera che la compagna, Valentina Schioser, ha dedicato a Nicolò. «Amore mio, ti scrivo queste righe per chiederti di aiutarci a continuare a vivere. Tutto si è fermato quel venerdì sera e la fatica è tanta», è il testo, «Tu compensavi me, con la tua leggerezza, allegria, ironia. E io compensavo te con la mia forza. Questo ci ha permesso di realizzare i nostri sogni. Abbiamo costruito la nostra casa, il nostro progetto, sacrifici su sacrifici, e ci abbiamo messo tutto l’amore che avevamo a disposizione. Di te mi mancherà tutto. In primis le risate, quelle belle che ci facevamo insieme. Sappi che un giorno ci reincontreremo. È solo questione di tempo e da lì continueremo dal punto in cui abbiamo lasciato tutto in sospeso. Ti amerò per sempre».

Don Alessandro ha tracciato un fervido ricordo di Nicolò come persona, «semplice, trasparente, sincera, generosa, sempre disponibile, con tanta gioia di vivere». Ma anche del Nicolò educatore in campo: «Era veramente convinto che l’importante non era il risultato, ma che i bambini giocassero bene, insieme e imparassero a rispettare le regole. Li seguiva con attenzione e passione».

Pubblicato su La Nuova Venezia