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Identificato l’uomo soffocato nel cassonetto a Mestre: era un papà e lavorava a Marghera

È un papà rumeno che viveva a Mestre e lavorava a Marghera, la sua famiglia ha denunciato la scomparsa nei giorni scorsi

MESTRE. È un romeno trentenne l’uomo che venerdì notte ha trovato la morte in via Spalti, incastrato in un cassonetto della Caritas, soffocato mentre cercava dei vestiti. Non un senza tetto, non un senza fissa dimora nè tanto meno un clochard.

Ma un padre di famiglia, che viveva a Mestre e lavorava alla Fincantieri. E probabilmente non aveva il denaro per comperare dei vestiti per sè o per la sua famiglia. Forse non sapeva che in città ci sono molti enti che il vestiario lo distribuiscono. Le circostanze non sono ancora chiare, i tasselli del puzzle non sono andati a posto.

Ufficialmente la polizia si limita a dire che ci sta lavorando, che le indagini sono in corso. A partire dai sistemi di videosorveglianza che hanno immortalato alcune scene in sequenza, cronaca di una tragedia muta: gli attimi drammatici vissuti dal giovane uomo, che probabilmente non era solo al momento del fatto. I punti di domanda si moltiplicano. L’agenzia funebre, quella notte, chiamata a prendere il corpo oramai senza vita, ha notato i lividi sul collo. E quel ragazzo grande e grosso, senza sapere in che modo avesse trovato la morte.

Ma la famiglia lo ha reclamato, per questo le cose sono cambiate e ora, quello che si pensava fosse un senza tetto in cerca di indumenti, ha il volto di un papà dia famiglia che lavorava a Marghera.

Stefano Enzo, direttore della Caritas diocesana, si limita a confermare che sono sempre di più le persone che sfuggono ai radar e che vengono viste rovistare tra i cassonetti della Caritas in cerca di vestiti, o tra i bidoni delle spazzature in cerca di cibo. Non solo a Mestre, ma anche nelle zone periferiche della città.

Pubblicato su La Nuova Venezia