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L’omicida di Noale: «Ho ucciso come in sogno, aspettavo da un mese»

Lisa Paiaro Bernato, la 53enne di Noale, interrogata ieri a Vicenza. La difesa chiederà una perizia psichiatrica

VICENZA. Ha raccontato di avere ucciso «come in un sogno», ma ha anche detto di aver deciso di uccidere la compagna di casa da un mese: «Stavo aspettando l’occasione per farlo».

Lisa Paiaro Bernato - la noalese di 53 anni in carcere per l’omicidio della coinquilina Maria Cristina Cavedon, avvenuto domenica a Marostica - ieri ha risposto per una trentina di minuti, pacatamente, alle domande del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Vicenza, Roberto Venditti, che ne ha convalidato l’arresto e ha disposto che resti in carcere, dove potrà proseguire le sue terapie.

«Si è trattato di un dramma del disagio mentale», dice l’avvocato difensore Andrea Massalin, «dove il primo sentimento di pietà è per la vittima, il secondo per la persona accusata dell’omicidio».

La donna ha descritto nel dettaglio il delitto, avvenuto nell’appartamento sociale gestito dalla cooperativa “Un segno di pace”, a Marostica, dove viveva da circa due anni: un’abitazione protetta, dove cercare una quotidianità regolare e seguire le terapie per controllare il suo disagio mentale.

Ma il «sogno» ha avuto il sopravvento e i fantasmi che la facevano sentire in pericolo sono tornati a farsi realtà nella sua mente. Al giudice la donna ha detto di «odiare» la sua coinquilina. Tra gli episodi citati per suffragare la sua tesi ci sarebbe anche una recente lite tra lei e la vittima perché quest’ultima avrebbe acquistato al supermercato una marca di marmellata diversa da quella che le era stata chiesta. Ha detto di sentirsi «minacciata».

Il disagio mentale ha preso il sopravvento sulla realtà e ne è rimasta tragicamente vittima Maria Cristina Cavedon, 53enne originaria di Zanè.

Domenica mattina, Paiaro Bernato ha comprato in un negozio del paese un coltello da cucina. Uno di quelli classici che tutti hanno in casa, con il manico di plastica e una lama di circa 20 centimetri: i carabinieri hanno trovato lo scontrino dell’acquisto, 5 euro.

Al giudice la donna ha raccontato di aver atteso che la terza coinquilina uscisse di casa, di aver pranzato con Maria Cristina. L’una ha sparecchiato la tavola, mentre l’altra ha lavato i piatti.

«Quando abbiamo finito, sono andata in camera per prenderle il coltello perché avevo deciso che era arrivato il momento di ucciderla», ha raccontato, sempre con voce calma. E così ha fatto: quattro colpi hanno ucciso Maria Cristina Cavedon, facendo esplodere la tragedia in una “tranquilla” domenica d’aprile.

Il primo colpo al petto, non avrebbe raggiunto organi vitali. Poi una ferita profonda al collo e altri due fendenti: l’esatta dinamica la dovrà stabilire l’autopsia, eseguita ieri pomeriggio, rispondendo anche alla domanda sull’ora della morte della donna, per trovare riscontro o meno con il racconto dell’indagata. Terminata la brutale aggressione, Paiaro Bernato ha preso il telefono e chiamato la zia e poi il compagno per raccontare quello che era accaduto, lasciandoli increduli: «Tutti e due mi hanno detto di avvisare i carabinieri», ha affermato. E così ha fatto.

La difesa già annuncia la richiesta alla Procura di effettuare una perizia psichiatrica, per valutare la capacità di intendere e volere della donna.

Pubblicato su La Nuova Venezia