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Oggi la verità sulla morte di Giulio Storti

L’autopsia stabilirà le cause del decesso del fotografo di Passarella. Il dolore degli amici

Il pubblico ministero Annita Sorti ha disposto l’autopsia sulla salma di Giulio Storti (in foto), il fotografo di 32 anni originario di Passarella, morto nell’incidente stradale avvenuto nella notte di domenica in strada Valle Salici, direttrice che collega San Giorgio di Livenza e Cavanella di Caorle. L’esame autoptico è fissato per oggi pomeriggio a Portogruaro. La Procura ha incaricato il medico legale Antonello Cirnelli che dovrà stabilire le cause della morte. Dopo l’autopsia la salma verrà trasferita all’obitorio di San Donà in attesa della data dei funerali ancora da fissare, ma che verranno sicuramente celebrati nel duomo sandonatese.

L'incidente dell’altra notte ha privato il mondo della fotografia e della comunicazione di un personaggio per certi versi unico nel panorama moderno. Storti aveva già esposto alla Feltrinelli, il più prestigioso polo culturale della Lombardia, a Milano. Era in procinto di partire per Londra. Coltivava anche la passione per la musica leggera e rock. Sono numerosi coloro che hanno visitato il suo profilo Facebook lasciando un ricordo, un pensiero, una foto. Tra i più struggenti, quello di una compagna di studi a Ca’ Foscari. »Ti amo e ti amerò per sempre», ha scritto Chiara, «addio». Gli amici elaborano il lutto. O almeno ci provano. «Ti ho sognato», scrive Betta, «Nessuno di noi ci sta ancora credendo». «È successo ancora», è il ricordo di Hedy, «Come ogni volta stordisce, lascia impietriti... Come ogni giorno c’è qualcuno che se ne va, ci lascia. Eri bello, eri giovane, avevi talento. Ci si aspetta, si sa, che prima o poi quelli più grandi di noi nel circolo della vita ci lascino. Non ci si abitua mai quando è qualcuno di così giovane e meritevole che viene portato via da un destino beffardo». E Marco: «Queste sono parole che non avrei voluto mai scrivere. Mi spiace enormemente per la morte di Giulio. Ma come sempre il dispiacere della morte deve ora lasciare spazio alla gioia di averlo conosciuto. Ricordo nelle mie lezioni la sua folle creatività e il suo bel modo di stupire e provocare. Una persona che lascia un segno non muore mai».

Rosario Padovano

Pubblicato su La Nuova Venezia