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Era morto da 10 giorni, trovato per caso

Da un anno se n’era andato da casa: trentenne suicida in un ex autorimessa chiusa al pubblico in viale don Sturzo

In ginocchio e con una corda appesa al collo. Così è stato ritrovato mercoledì pomeriggio in viale don Sturzo il corpo senza vita di M.C., trentenne mestrino residente in zona, descritto come ragazzo problematico, conosciuto dalle forze dell’ordine per alcuni piccoli reati, ma anche salutato su facebook da molti amici e ricordato sulla propria pagina dall’assessore provinciale Raffaele Speranzon, che ha postato un video del ragazzo intervistato dopo una partita della Gemini Mestre Basket, di cui era un accanito tifoso.

M.C., secondo le ricostruzioni delle forze dell’ordine, era morto da una decina di giorni. Il suicidio è avvenuto all’interno di una ex autorimessa attualmente allagata, chiusa al pubblico e in pratica inaccessibile, all’interno della quale il 30enne è riuscito comunque a intrufolarsi, approfittando, probabilmente, del lasco lasciato dalla catena che chiude il cancello.

Il ritrovamento è avvenuto mercoledì, verso le 17.30. Protagonista della scoperta, il responsabile di un locale che si trova vicino al luogo del suicidio. «Più che spaventato», racconta, «sono stato pervaso da un sentimento di incredulità. Sono quelle cose che non ti aspetteresti mai di vedere in vita tua». È stata la casualità a portare l’esercente sul luogo del suicidio: «La titolare della vicina palestra», spiega, «è venuta a chiedermi le chiavi dell’ex rimessa perché a un suo cliente era caduto il cellulare nelle bocche di lupo che aerano i sotterranei. Siccome la zona è allagata ho preferito occuparmene io. Ho preso una pila, perché lì sotto è tutto buio, e sono sceso. Mi sono ritrovato con l’acqua alla caviglia e ho proseguito avanti, fino a che con la pila ho illuminato il piano rialzato del pavimento. Ho visto una bottiglia di birra per terra e poi una sedia rovesciata. Poi anche una sagoma, ma non ho assolutamente pensato alla possibilità di vedere un corpo».

A un certo punto, la luce inquadra un piumino e poi una corda. «Ho provato una sensazione di stordimento», continua l’esercente. «Ho visto una persona inginocchiata, ma non inquadravo la testa. Ho anche pensato a uno scherzo di cattivo gusto. Fino a quando ho puntato la pila nelle direzione della faccia e si è illuminato il volto. È stata questione di un attimo: ancora incredulo mi sono girato e sono subito uscito. Appena fuori ho cercato di non creare scompiglio, evitando di spiegare cosa avessi visto e andando ad avvertire immediatamente la polizia».

La morte di M.C. ha creato grande fermento fra gli amici, molti dei quali lo hanno voluto salutare nelle proprie pagine. «Ciao M.», scrive Raffaele Speranzon, ricordando una persona conosciuta nell’ambiente del basket mestrino e postando un video in cui il ragazzo commenta con entusiasmo e competenza un post partita della Gemini Mestre.

Nel curriculum del trentenne si annoverano alcuni reati considerati minori, fra i quali il recente furto di una borsa all’interno di una discoteca di Salzano. Da un anno il ragazzo se n’era andato via di casa a seguito, pare, di rapporti difficili con i genitori. Dal ricordo di molti amici, però, emerge l’affetto per una persona evidentemente fragile, che non è stata più in grado di affrontare la vita.

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Pubblicato su La Nuova Venezia