• Home
  •  > Notizie
  •  > Giovane iraniana uccisa il giudice sentirà il medico

Giovane iraniana uccisa il giudice sentirà il medico

Il corpo della studentessa era stato ritrovato in una valigia gettata in laguna L’autopsia venne eseguita a Venezia. Sotto processo due fidanzati indiani

VENEZIA. L’accusa aveva già chiesto una condanna a 30 anni di reclusione per entrambi i fidanzati, mentre la difesa si era battuta per l’assoluzione. Ieri, però, il giudice di Milano Simone Luerti, che avrebbe dovuto decidere e leggere la sentenza, ha riaperto l’istruttoria. Vuole sentire il medico legale veneziano, Cristina Mazzarolo, che ha eseguito l’autopsia in modo da fare chiarezza sulla dinamica dell’omicidio della studentessa iraniana Mahtab Ahadsavoji. Vuole capire se a ucciderla siano state due persone, presumibilmente i due fidanzati indiani arrestati, o soltanto uno di loro.

A introdurre questo dubbio sono stati proprio i difensori degli imputati Rajeshewar Singh e Gagandeep Kaur, accusati di aver ucciso a Milano la studentessa e stilista, il cui cadavere, trasportato in una valigia prima a Lecco e poi a Venezia, era stato gettato nella laguna ed era stato ritrovato lo scorso 28 gennaio. Nella scorsa udienza del processo con rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo sulla pena in caso di condanna. Il legale dell'uomo, l'avvocato Manuel Sarno, in particolare ha sostenuto che «non ci sono prove» che il suo assistito abbia partecipato al delitto e «non esiste un movente» per l'omicidio. Ieri, sono intervenuti anche i legali delle parti civili, i genitori e il fratello della vittima, associandosi alla richiesta di condanna formulata dal pm.

Ma il giudice di Milano ha rinviato l'udienza al 9 gennaio, quando verrà ascoltato il medico legale che ha eseguito l'autopsia a Venezia dopo il ritrovamento del cadavere. Verranno condotti anche accertamenti sull'arma del delitto, una collana d'oro utilizzata per strangolare la ragazza. Da quanto si è saputo il giudice vorrebbe fare chiarezza sulla dinamica dell'omicidio, e sull'ipotesi avanzata dalla difesa dell'uomo che la ragazza possa essere stata uccisa da una persona sola. La coppia, accusata di omicidio e occultamento di cadavere, aveva sostenuto nei primi interrogatori che la ragazza di 30 anni, che si trovava in Italia per frequentare un corso all'Accademia di Brera e viveva in un appartamento a Milano con loro, era morta per cause naturali. La giovane sarebbe stata, invece, strangolata il giorno prima del ritrovamento del cadavere. Il suo corpo, stando agli accertamenti, è «rimasto per circa 8-9 ore in posizione fetale», ossia il tempo occorso, secondo l'accusa, ai due fidanzati per chiudere in una valigia il cadavere della loro coinquilina e portarlo a Venezia per gettarlo nella laguna e farlo sparire .(g.c.)

Pubblicato su La Nuova Venezia