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«Rimettere lo striscione con Di Matteo»

Gli appartenenti all’associazione Agende Rosse lo chiedono al commissario Zappalorto

VENEZIA. Perché non c’è più lo striscione di solidarietà al pubblico ministero minacciato di morte Nino Di Matteo, appeso per oltre un anno al davanzale di Ca’ Farsetti? Nessuno ha ancora capito quale sia la vera motivazione, ma da quando si è insediato il commissario Vittorio Zappalorto è stato tolto e non sembra ci sia la volontà di riposizionarlo. A chiedere per l’ennesima volta una spiegazione per questa pesante assenza, sono arrivati ieri mattina gli associat di «Agende Rosse» guidati da Gianluigi Placella, ex consigliere grillino, ma prima ancora referente veneziano per il movimento antimafia, nato nel 2009 a Palermo da Salvatore Borsellino.

Ieri mattina un gruppo di esponenti, muniti del libro rosso che racconta la storia della sparizione dell’agenda personale di Paolo Borsellino, mai più ritrovata dopo la strage di via d’Amelio, si sono ritrovati nell’androne di Ca’ Loredan e hanno aperto un manifesto con il volto di Di Matteo. «L’urgenza di avere di nuovo appeso il manifesto», ha spiegato il portavoce Placella, «è ancora più importante dopo le dichiarazione del boss corleonese Vito Galatolo, coinvolto nel business del Tronchetto, che ha dichiarato che erano pronti gli esplosivi per Nino Di Matteo, ma che non erano stati fatti esplodere perché all’ultimo momento erano in parte bagnati, quindi insufficienti al piano previsto. Si tratta di dare un chiaro segnale di legalità e di proseguire una volontà votata dalla maggioranza del consiglio comunale un anno fa». Il manifesto («Venezia sta con Antonino Di Matteo e con i magistrati minacciati dalle mafie») era stato appeso al davanzale di Ca’ Farsetti il 24 aprile 2013 e, a parte per qualche occasione specifica (per esempio la Giornata contro l’Omofobia), nessuno si era mai lamentato o aveva mai messo in discussione la sua presenza proprio sul Canal Grande. «Zappalorto», prosegue Placella, «ci aveva detto che la figura del magistrato Di Matteo era discussa e che potevamo mettere Falcone e Borsellino, ma noi non vogliamo appendere uno striscione con dei morti, noi vogliamo difendere i vivi. Se è un tecnico come dice allora deve riposizionarlo perché era stato votato dalla maggioranza, se invece è qui come rappresentante dello Stato e non lo vuole è ancora più grave». Dopo aver illustrato la situazione, Placella ed Enrica Berti della Municipalità sono entrati a Ca’ Farsetti per chiedere se era possibile incontrare Zappalorto o gli altri sub commissari, ma tutti erano impegnati. Hanno così consegnato una lettera nella speranza di essere ricevuti prossimamente o di avere una risposta. Nell’attesa ieri pomeriggio Berti e Chiara Marri hanno chiesto alla Municipalità di inserire la mozione nell’ordine del giorno per chiedere in via ufficiale a Zappalorto una spiegazione.

Vera Mantengoli

Pubblicato su La Nuova Venezia