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Il sangue sgorgato dalla ferita al dito è stato fatale a Matteo Sartori

Il trentatreenne macchinista di Fossò soffriva di emofobia Favaro: «La vista del sangue può provocare lo svenimento»



Famiglia, fidanzata, parenti e amici non trovano consolazione. La morte di Matteo Sartori, il trentatreenne di Fossò, macchinista di Sistemi Territoriali, caduto dalle scale della nave da crociera dopo esser svenuto alla vista del sangue del dito che si era appena ferito, è una sequenza di tragiche fatalità scatenate da una “innocua” fobia con cui è difficile fare i conti e trovar pace.

l’incidente in nave

Soffriva di emofobia Matteo, aveva paura del sangue. Alla sua vista stava male. Sveniva. Una fobia abbastanza diffusa, con cui si convive senza particolari problemi. Così Matteo è svenuto nella tarda serata del 6 settembre mentre con la fidanzata Sonia Marcato era su una nave della Msc Crociere per un tour nell’Adriatico. Si è ferito a un dito, niente di troppo grave. Non fosse per quel sangue che è sgorgato dalla ferita e che per il trentatreenne da minaccia si è trasformato in condanna. Matteo voleva recarsi in cabina per medicare quel taglio. Ma non ce l’ha fatta. La vista del sangue è molto probabilmente la causa del malore che lo ha fatto precipitare dalle scale. Cadendo ha battuto la testa da entrambi i lati, e le ferite riportate sono state giudicate compatibili con una caduta avvenuta a corpo morto, ovvero di una persona priva di sensi. Matteo è stato trasferito prima a Durazzo e quindi nell’ospedale universitario di Tirana. Da qui, dove i medici non ritenevano che fosse operabile per la gravità del quadro clinico, è stato trasferito con un volo sanitario, in Terapia intensiva a Padova. Dopo due giorni il decesso. Ora il corpo di Matteo Sartori è sotto sequestro su ordine della Procura che vuole indagare sulla caduta.

l’emofobia

«L’emofobia è abbastanza diffusa, come del resto la fobia agli aghi» commenta la professoressa Angela Favaro, professore ordinario di Psichiatria del dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova e responsabile della Clinica psichiatrica dell’Azienda ospedaliera universitaria, «e può avere diversi stadi di gravità. Si va dal semplice fastidio alla vista del sangue, al vero e proprio malore, con giramenti di testa fino allo svenimento. L’unica terapia è di tipo psicologico comportamentale». Le fobie sono molto diffuse nella popolazione, si sviluppano per lo più da bambini ma non mancano casi di fobie che si manifestano in età adulta. «Le più comuni, oltre a sangue e aghi, sono le fobie verso gli insetti, come i ragni, o altri animali, come i topi o i serpenti, ma anche gli uccelli, colombi in particolare. Altre fobie frequenti sono quella agli spazi aperti, l’agorafobia, e quella agli spazi chiusi e ristretti, claustrofobia. Sono più queste ultime che degenerano più spesso nella patologia» rileva la psichiatra, «ovvero in uno stadio che condiziona la vita del soggetto. La fobia a livello patologico interessa circa il 5% della popolazione. Anche in questo caso la terapia è sempre di tipo psicologico, è davvero molto molto raro che si possa intervenire con farmaci». Sull’origine delle fobie non c’è una teoria univoca: «Si tende a considerarle irrazionali perché è molto difficile risalire alla causa scatenante, che può essere un evento traumatico» conclude la professoressa.

attesa per il funerale

Intanto si attende il nulla osta per fissare il funerale per l’ultimo saluto a Matteo Sartori. In questi giorni sono tante le testimonianze di affetto per i genitori Luigino e Donatella, i fratelli Federico ed Eleonora e la fidanzata Sonia Marcato, molto conosciuta visto che è assessore nel comune di Correzzola. —



Pubblicato su La Nuova Venezia