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Il sindaco proclama il lutto cittadino nel giorno dell’addio ai due coniugi

L’omaggio del Comune agli anziani morti nel rogo della loro abitazione I vicini: «Aveva costruito da solo la casa, aiutava sempre la moglie»  

LA CERIMONIA

Marcon si fermerà per ricordare Silvano Conte e Maria Favaretto. Il sindaco, Matteo Romanello, ha deciso di proclamare il lutto cittadino nel giorno in cui si svolgeranno i funerali dei due coniugi bruciati nel rogo della loro abitazione, in via Raffaello 3, a due passi dal municipio di Marcon.

Bandiere a mezz’asta, uffici chiusi, negozi con le saracinesche abbassate su esplicita richiesta del primo cittadino. Il dramma indicibile vissuto dalla famiglia ha scosso il paese, che adesso vuole partecipare in qualche modo al dolore dei figli e dei parenti della coppia, fermandosi per qualche ora e rimanendo in silenzio.

«Questa tragedia ha colpito profondamente tutta la comunità» spiega Romanello, «crediamo di interpretare il sentimento diffuso in tutto il paese proclamando il lutto cittadino, in segno di vicinanza alla famiglia. Nel rinnovare il cordoglio ai figli e ai parenti, invito tutti i cittadini marconesi e le attività commerciali e produttive a esprimere la propria adesione al lutto».

L’ordinanza verrà emessa una volta fissata la data del funerale. Chi vuole potrà fermarsi qualche minuto, chi qualche ora, a seconda della propria sensibilità e possibilità , fa capire il sindaco. «Si tratta di un gesto simbolico sentito dalle persone».

Marito e moglie in paese erano conosciuti da tutti, perché abitavano in una laterale di via Alta da quando Marcon non era ancora industrializzata, ma una piccola cittadina di campagna.

La casa dove risiedevano i coniugi, sposati da ben 63 anni e domenica distrutta dalle fiamme, l’aveva costruita Silvano pezzo per pezzo, mattone dopo mattone, con le sue mani, fatica e sudore.

«Sapeva fare tutto» racconta Neri, un’anziana che risiede a due passi, in via Rosmini: «Lui, alla stessa stregua di mio marito, oltre sessant’anni fa aveva realizzato la casa che vede. Una volta si usava, non era come adesso. Nel fine settimana, il sabato e la domenica, pian piano si lavorava e si tirava su l’abitazione».

L'anziana guarda verso via Raffaello, non riesce a capacitarsi di quanto accaduto. Vorrebbe andare fin là, ma sa che non la farebbero entrare. «Erano persone splendide, assieme da una vita, come noi. Lui per sua moglie si faceva in quattro, e lei era buona, come i suoi figli. Sempre su e giù, tutti legati ai genitori. Anche se non usciva, Maria faceva la sua vita, oramai marito e moglie avevano la loro routine, alle difficoltà ci si abitua, diventano quasi normali».

I bambini dei vicini la chiamavano nonna e nonostante fosse allettata, andavano da lei, che aveva sempre una buona parola per tutti, a prendersi le caramelle. Silvano invece i bambini li attendeva in giardino, per scambiare due parole. Una coppia che aveva sempre fatto sentire la propria presenza agli altri. —

M.A.

Pubblicato su La Nuova Venezia