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La rabbia di Gloria e l’amore per la vita nell’ultima lettera

Ieri il funerale della 22enne  morta per una leucemia davanti a 400 persone  «La malattia mi ha tolto tutto combatto per vivere» 



Oltre 400 persone ieri hanno voluto dare l’ultimo saluto a Gloria Cadore, morta a 22 anni di leucemia giovedì scorso a Udine. Studentessa di Infermiera all’Università di Padova, Gloria era nata a San Vito al Tagliamento e abitava a Cinto.

Ad attendere il feretro sul sagrato c’era il fidanzato che si è seduto sui banchi in prima fila, in chiesa, accanto ai genitori, straziati dal dolore. Don Carlo Conforto, durante l’omelia, ha parlato del senso di smarrimento davanti a una morte così precoce, ricordando come in alcune situazione, per esempio l’omicidio di Aldo Moro, si senta un senso di impotenza. «Qui di fronte a noi c’è la bara bianca che custodisce le spoglie di Gloria. La nostra fede e le nostre convinzioni si sgretolano. Di chi possiamo fidarci? Nel corso di tutto questo tempo sapevamo delle condizioni di Gloria, eppure speravamo in una guarigione». Don Carlo si è rivolto ai genitori, chiedendo a loro di essere forti, ricordando la loro figlia. «Questa prova è un invito alla speranza. Rispettiamo la vita e cerchiamo di essere orgogliosi di vivere. La vita è un dono di Dio e dobbiamo rispettarla».

Il parroco ha poi letto una lettera scritta da Gloria alla fine della celebrazione. «La malattia mi ha tolto tutto», ha scritto la giovane, «combatto ogni giorno per tornare alla vita. Voglio andare al mare, voglio tornare dai miei pazienti in ospedale dove conduco il tirocinio. Ogni mese mi sottopongo a delle torture. Questo male mi fa perdere tutto».

La rabbia della ragazza e il suo amore per la vita è quello che ieri hanno sentito i presenti, la sensazione di aver perso una persona e eccezionale che aveva scelto come lavoro quello di aiutare gli altri. —



Pubblicato su La Nuova Venezia