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Magistrato si uccide sotto un treno

Tiziana Nalotto (35 anni) aveva fatto il tirocinio in Tribunale a Venezia. E’ morta domenica vicino alla stazione di Padova

Studentessa padovana brillante. Messasi in luce anche alla facoltà di Giurisprudenza. Poi, nel 2009, l’ingresso nell’avvocatura. E, nel 2013, in magistratura a Venezia. Per il prossimo gennaio stava organizzando il trasferimento nel cuore della Sicilia, a Enna, dove avrebbe iniziato la carriera di sostituto procuratore nella Procura della Repubblica del capoluogo siculo. Tutto finito domenica sera intorno alle 20.

Tutto finito sui binari di una linea ferroviaria buia, a pochi metri dal cavalcaferrovia che attraversa il Bacchiglione, quando il treno Frecciargento, diretto a Roma e partito alle 19.53 dalla stazione di Padova, si è lanciato in quel tratto a 180-200 chilometri all’ora, travolgendo la giovane donna decisa a chiudere con la vita. E con un futuro tutto da scrivere pieno di sogni, molti dei quali già diventati realtà: una carriera professionale importante, un marito amato dal quale era ricambiata, tanti amici, una solidità familiare, affettiva ed economica, anche se la morte del papà era stata vissuta con profondo dolore.

Ma forse per Tiziana Nalotto, che avrebbe festeggiato sabato prossimo i 35 anni, c’era una sofferenza profonda e intima. Un disagio esistenziale che le è apparso come una forra da cui è impossibile uscire. Non l’aveva aiutata la maternità improvvisamente perduta, trauma condiviso da tante donne prima di coronare il sogno di diventare mamma: un dolore insopportabile che l’ha dilaniata dentro. Un dolore mascherato per non preoccupare l’amatissima famiglia. E lei, così determinata nel lavoro, s’è spaesata di fronte a quell’inspiegabile accadimento nella solitudine di un’angoscia che le è apparsa senza via d’uscita. Di Tiziana Nalotto resta, incancellabile nel cuore di tanti, il ricordo di una donna ancora ragazza. Una donna solare e brava, intelligente e vivace, seria e professionale che coltivava un profondo senso del rispetto e l’amore per la legalità, appreso dai genitori, in particolare dall’amatissimo papà Nicola, per tanti anni battagliero consigliere comunale di opposizione a Villafranca Padovana, scomparso il 26 luglio 2010 in seguito a una malattia. Tiziana aveva frequentato l’asilo, le scuole elementari e le medie nell’istituto Teresianum in corso Vittorio Emanuele, poi aveva scelto il liceo Classico al Barbarigo per non essere divisa dalla sorella gemella Gabriella. S’era iscritta a Giurisprudenza e, dopo la laurea, aveva svolto il praticantato con l’avvocato Claudio Michelon nel civile e con il presidente onorario della Camera penale Gianni Morrone nel penale. Lo scoglio dell’esame era stato superato bene. Tiziana non s’era accontentata, e aveva deciso di diventare magistrato. Torna a studiare e supera il complesso esame per entrare in magistratura.

Viene assegnata come tirocinante al tribunale di Venezia: un anno di “laboratorio pratico” per i primi sei mesi nei diversi uffici (dal civile al penale), per i successivi sei fianco a fianco del pubblico ministero Giorgio Gava. Ottiene poi il posto di sostituto procuratore della Repubblica. E ha ottenuto di fare quel lavoro a Enna su sua precisa richiesta. La scorsa primavera, infatti, si era sposata con un giovane siciliano. A dicembre Tiziana avrebbe concluso il tirocinio, così a metà novembre raggiunge Enna per conoscere il capo della procura, Calogero Ferrotti, e i futuri colleghi. . Domenica sera, ritrovandosi da sola, la decisione di uscire. E di concludere il percorso della vita in quel binario buio. E maledetto.

Cristina Genesin

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Pubblicato su La Nuova Venezia