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Infanticidio di Londra slitta a febbraio il processo

Ancora sette mesi per conoscere la verità sul caso di Federica Boscolo Gnolo accusata di aver ucciso la figlia Farah e di averne occultato il cadavere

CHIOGGIA. Slitta al 17 febbraio il processo per l’omicidio della piccola Farah. Il prossimo novembre si terrà l’udienza. Colpo di scena quindi nel caso di Federica Boscolo Gnolo, la giovane, accusata dalla Corte Criminale di Old Bailey di Londra di aver ucciso la figlia Farah di appena due mesi. Il processo fissato per il 31 luglio, in cui dovevano essere chiarite le sorti della 31enne detenuta nel carcere di Holloway dal 27 gennaio scorso, è stato posticipato di ben sette mesi. Il motivo è che non ci sono ancora gli elementi sufficienti per affrontare il processo. Un’attesa che sembra non avere fine, e che si aggiunge al fatto che il corpo della piccola non è mai stato ritrovato e non si conoscono i dettagli della tragedia che ha colpito la famiglia chioggiotta. Nell’ultima udienza, tenutasi lo scorso 21 aprile, l’avvocato aveva letto una lettera scritta dalla donna, nella quale ammetteva di aver occultato il cadavere, ma non di aver commesso un omicidio volontario. Alla domanda se si riteneva colpevole, la donna era rimasta in silenzio, fatto che poteva essere interpretato in modi diversi: strategia per non rivelare particolari, o incapacità di rispondere? Dopo l’udienza la giovane, era stata riportata nel reparto psichiatrico del carcere, dov’era rimasta inizialmente soltanto per qualche giorno. In sospeso rimane una nuova perizia psichiatrica. Avrebbe dovuto essere portata in occasione del processo del 31 luglio, con la speranza che venisse presa in considerazione anche la depressione post parto, in Inghilterra riconosciuta come attenuante.

Sul caso Boscolo Gnolo mancano dunque ancora molti elementi, e il rinvio di sette mesi aggiunge altra sofferenza al calvario della famiglia. I genitori e la sorella si sono chiusi nel loro dolore da quando, a gennaio, la mamma si è recata a Londra dove lavorava la figlia, all’Hotel Lily del sobborgo di Fullham. Le era bastata una telefonata per capire che qualcosa non andava. Arrivata a Londra infatti, si era resa conto che la bambina era sparita e aveva convinto Federica ad andare a denunciarne la scomparsa. Era stato allora che la polizia aveva deciso di trattenere la donna, tradita dalle telecamere dell’albergo che l’avevano immortalata uscire con una valigia e tornare con un’altra. La bimba non era mai stata ripresa uscire dalla stanza. Per un mese, dal 28 gennaio al 28 febbraio, Scotland Yard ha cercato ovunque il trolley dove si pensava fosse nascosto il cadavere della piccola e ha setacciato la spazzatura di tutto il quartie. Invano. Di Farah, per ora, rimane solo il ricordo.

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Pubblicato su La Nuova Venezia