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Concordia, massacrò la moglie: ergastolo per Osagie

La Corte d’Assise ha decretato la massima pena per l’uomo che inseguì fino per strada, la moglie, colpendola con oltre venti fendenti. Sosteneva di essere sotto l’effetto di un vudù. Per i giudici: omicidio volontario

CONCORDIA SAGITTARIA. Ergastolo per Moses Osagie, l'uomo che il 16 gennaio 2021 ha massacrato la moglie Victoria davanti ai tre figli, inseguendola fino per strada, colpendola con venti fendenti, inferti con un punteruolo e un cacciavite.

Così ha deciso la Corte d’Assise di Udine (competente sul territorio del veneto Orientale) dopo una mezza giornata di camera di consiglio: accolta la richiesta della Procura, anche se è stata esclusa l’aggravante dei futili motivi e non è stato disposto dai giudici l’isolamento diurno richiesto dall’accusa.

"Osagie ha raccolto la decisione della Corte”, spiega l’avvocata Nicoletta Menosso, “mi auguro che questa pena contribuisca a ricostruirlo come uomo. Per me è stata un’esperienza molto dura emotivamente”.

La difesa annuncia appello.

La svolta del processo si è avuta nell’ultima udienza del dibattimento, quando il “ il medico legale e psichiatra Corrado Barbagallo - perito della Corte, chiamato ad esporre davanti ai giudici togati e popolari della Corte d’Assise di Udine, competenti territorialmente per giudicare sull’omicidio commesso a Portogruaro - ha concluso per la piena capacità di intendere e volere dell’uomo.

Nel corso dell’udienza preliminare, prendendo la parola per spontanee dichiarazioni, Osagie aveva sostenuto di aver agito in stato di trance e di essere rimasto vittima di un rito vudù. Ma la scienza - nel corso dell’udienza di venerdì - ha detto la sua verità: lo psichiatra Corrado Barbagallo ha, infatti, confermato la totale lucidità mentale, la capacità di distinguere il bene dal male, d’intendere e volere di Osagie il giorno del delitto.

«Non è un processo facile da affrontare», commenta l’avvocata della difesa Nicoletta Menosso (che difende l’imputato con il collega Pieraurelaino Cittutini), «lui insiste di essere stato vittima di un rito». Nel corso dell’ultima udienza, il perito ha chiarito che nella cultura nigeriana possono esserci contaminazioni religiose e credenze legate specificatamente alla religione vudù, ma ha anche ritenuto che questo non abbia compromesso la piena capacità di intendere e volere dell’imputato.

Sono stati i pubblici ministeri Carmelo Barbaro e Andrea Del Missier, della Procura di Pordenone, a sostenere l’accusa mossa a Osagie, di omicidio volontario pluriaggravato.

A raccontare la furia di quel tragico 16 gennaio, anche il referto dell’autopsia eseguita dal medico legale Antonello Cirnelli sul corpo martoriato della mamma di 34 anni, raggiunto da venti tra coltellate e “pugnalate” inferte con punteruolo e cacciavite, dal viso al ventre, alla schiena della giovane donna.

Pubblicato su La Nuova Venezia