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Venezia battuto in casa dall’Atalanta per 3-1 sotto gli occhi del ct Mancini

I bergamaschi sono passati con Pasalic, Zapata e Muriel. Gol della bandiera di Crnigoj. Speranze salvezza al lumicino

VENEZIA. Si è scomodato pure il tecnico della Nazionale Roberto Mancini per vedere Venezia-Atalanta. Era qui in visita alla Biennale e, con il Penzo a pochi passi, ha deciso di farci un pensierino, accomodandosi in tribuna.

E che partita ha visto? Certamente un’Atalanta solida, anche se non quella bella e scintillante dei mesi scorsi, e un Venezia timoroso, che ha fatto fatica a tenere sotto l’aspetto fisico. Poi in avanti ha costruito con il contagocce, soprattutto quando serviva, svegliandosi quando non c’erano più speranze di recupero.

Finisce 1-3, senza appello. Inutile guardare la classifica; si sapeva che sarebbe stata dura salvarsi e non era certo l’Atalanta l’avversario adatto per fare punti. Solo che, restando alla cronaca, è arrivata l’ottava sconfitta consecutiva e domenica prossima si va a farsi visita alla Juve: non il massimo della vita. E sempre per restare nella cronaca, complimenti a Bah, il 19enne attaccante della Primavera: ha debuttato in Serie A. Almeno lui può sorridere.

Prima dell’inizio, premiato Aramu per le 100 presenze in maglia arancioneroverde, mentre un mazzo di fiori è stato portato in Curva Sud da Marco Modolo per i 25 anni che avrebbe dovuto compiere il tifoso Michael Groppello, morto 5 anni fa in un incidente stradale. Zanetti non può sfogliare la margherita, vista la sfilza di assenti, e la formazione è quella anticipata; Busio vince il ballottaggio con Fiordilino, con Svoboda al centro della difesa. Gasperini punta su Muriel-Zapata supportati da Pasalic: tanta roba.

OSPITI A TAVOLETTA. L’inizio sarebbe pure di quelli confortanti e per una volta il Venezia segnerebbe per primo con Henry ma è in fuorigioco, nonostante l’esultanza dei tifosi e dello speeker: in tempo di Var, è il prezzo da pagare. Scampato il pericolo, i bergamaschi, stavolta in versione corallo, iniziano a macinare gioco. E non è una novità. Il tema tattico è noto; il Venezia prova a tenere alla forza fisica avversaria e prima c’è il palo di Palomino a salvare Maenpaa, poi Muriel manca il bersaglio da buona posizione. Siccome si è capito, e si sapeva, che non sarebbe stata una partita da sbadigli, l’Atalanta spinge ancora e il Venezia è fortunato quando la sfera sbatte sulla traversa, dopo un diagonale di Hateboer finito addosso a Ceccaroni.

SUICIDIO. Zanetti si sbraccia e chiede alla squadra di salire, di non farsi schiacciare altrimenti si rischia il suicidio. E in effetti, così facendo, qualcosa ottiene, perché la pressione avversaria un po’ si allenta. Solo che quando l’Atalanta viene avanti, sono dolori; Muriel va via sulla sinistra, passaggio al centro, sulla traiettoria c’è Ampadu e, dopo una carambola, la palla arriva sulla traversa. Maenpaa è fuori causa, la sfera arriva tra i piedi di Pasalic che non può sbagliare a porta vuota. In tutta onestà, all’intervallo gli ospiti meritano il vantaggio.

SEMPRE PIÙ GIÙ. Le speranze di rimonta arancioneroverde naufragano dopo neanche due minuti dall’avvio della ripresa; ancora Muriel sulla sinistra, Svoboda non lo tiene di fisico, serve un cioccolatino a Zapata che deve solo mettere iL piedone sulla riga di porta: 0-2 e ora si fa davvero dura, anche perché si è fatto poco là davanti.

Il Venezia prova a tirare fuori l’orgoglio, solo che quanto i nerazzurri vengono avanti o prendono il palo (Muriel) oppure, con lo stesso, fanno gol di testa. Gara di fatto finita, con ancora 25 minuti da giocare. La curva continua a cantare e contestare (“E tanto già lo so che l’anno prossimo gioco di sabato” e “Torneremo in Serie B” sono i cori ndr), salvando Zanetti e Paolo Poggi.

Crnigoj prova a dare un po’ di pepe a un finale scontato trafiggendo Musso. La girandola di cambi premia Bah (classe 2003), che mette piede nella massima Serie per l’ultimo scampolo di gara. Una luce in fondo a un tunnel che pare non finire mai. Alessandro Ragazzo

Pubblicato su La Nuova Venezia