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Donna di Noale accoltella la coinquilina e si costituisce: «Non sopportavo più le sue minacce»

Omicidio di Marostica, Lisa Paiaro Bernato, 53 anni, originaria di Noale, viveva in un appartamento per persone con problemi psichici. Ora è in cella

NOALE. «Avevo deciso di ucciderla perché non ne potevo più delle sue minacce. Maria Cristina mi diceva che sapeva come farmi morire, che mi avrebbe fatto fuori, che sapeva come farmi restare incinta, così il mio fidanzato mi avrebbe lasciata». Lisa Paiaro Bernato, 53 anni, originaria di Noale, lo ha spiegato a lungo domenica sera in caserma a Bassano. Prima al suo legale, l’avvocato Andrea Massalin, poi anche al pm Barbara De Munari e ai carabinieri. L’ospite dell’appartamento di via del Lavoro a Marostica, nel Vicentino, gestito dalla cooperativa “Un segno di pace”, ha confessato subito l’omicidio della coinquilina Maria Cristina Cavedon, 53 anni, originaria di Zané (Vicenza). Ora Paiaro Bernato è in carcere a Montorio Veronese, accusata di omicidio volontario. Domani sarà interrogata dal giudice per la convalida.

Il malessere

L’assassina era ospite di quell’appartamento da due anni. In precedenza era stata dieci anni nella comunità “Il glicine” di Pievebelvicino e Marostica era l’ultimo step del suo percorso. Invalida per gravi problemi psichici da molti anni, in passato aveva già avuto problemi con la giustizia per un incidente mortale. Ora aveva imparato, grazie alle cure e ai farmaci, a contenere la sua aggressività.

«Quando sono arrivata in quella casa le altre due c’erano già», racconta. La terza ospite domenica era andata a pranzo da parenti. «Mi hanno sempre emarginata, se parlavo con loro mi dicevano di stare zitta e io mi sentivo molto sola e rifiutata». Paiaro Bernato ha precisato, con calma, senza tradire particolari emozioni («ho già pianto prima»), che Cavedon da tempo la tormentava: «Sì, avevo paura di lei, mi minacciava ed ero spaventata. Così ho deciso di difendermi e di ucciderla».

La confessione

Domenica, stando a quanto ha riferito agli inquirenti, ha pranzato con Maria Cristina. Poi una ha spreparato la tavola, l’altra ha lavato i piatti. «Quando abbiamo finito, sono andata in camera ed ho preso il coltello da cucina che ho sempre avuto con me per autodifesa. L’ho incontrata in corridoio e l’ho colpita, credo 4 volte, alla gola e al petto. Lei ha urlato, poi è crollata sul pavimento. Non mi aveva detto nulla, né aggredita. Avevo deciso che era arrivato il momento di ucciderla», ha riferito la noalese.

Le telefonate

«Poi sono andata in soggiorno e ho chiamato prima mia zia e poi il mio fidanzato», ospite di una struttura nel Veronese. «Mi hanno detto di avvisare i carabinieri».

Al 112 ha detto semplicemente «ho ucciso una persona, voglio costituirmi». Quindi ha atteso la pattuglia. «È penoso per me raccontare quanto è successo», ha riferito al magistrato, «So che adesso mi aspetta un castigo».

Le indagini

I carabinieri hanno purtroppo accertato che Paiaro Bernato diceva la verità. Hanno compiuto un lungo e minuzioso sopralluogo dopo averle fornito abiti puliti per sequestrare i suoi, sporchi di sangue al pari delle ciabatte, e del coltello con la scatola che aveva ancora il prezzo di 5 euro. Sarà l’autopsia, in programma domani, a stabilire con quante coltellate abbia ucciso la sua sfortunata coinquilina e quanto tempo sia passato prima che, intorno alle 12.45, Lisa desse l’allarme. Anche l’appartamento è stato sigillato. In queste ore i militari stanno sentendo diverse testimonianze. Saranno compiuti accertamenti anche sulle modalità di controllo di quanto avveniva nell’appartamento di via del Lavoro; Lisa, però, non avrebbe fatto parola con gli operatori delle supposte minacce.

la convivenza

«La loro convivenza non aveva mai dato problemi», spiega il direttore della cooperativa Daniele Camazzola, «Non c’erano mai stati episodi di violenza fisica o verbale. Lisa Paiaro giovedì scorso aveva partecipato a un gruppo di training cognitivo, venerdì era stata accompagnata a fare la spesa e sabato al centro commerciale. Anche poco prima dell’aggressione, l’operatore che era passato a controllare non aveva notato alcun problema».

Pubblicato su La Nuova Venezia