• Home
  •  > Notizie
  •  > Infarto fatale, muore tecnico 48enne di Meolo

Infarto fatale, muore tecnico 48enne di Meolo

Federico Ruffato lavorava alla Veneta Cucine: lascia una figlia. I colleghi: «Uomo splendido, non si tirava mai indietro»

MEOLO. La comunità meolese è in lutto, un malore improvviso ha strappato Federico Ruffato all’affetto di familiari e amici. Aveva appena 48 anni e viveva nella località di Marteggia. Nei giorni scorsi Ruffato è stato colpito con ogni probabilità da un infarto. Saranno comunque gli esiti dell’autopsia, già eseguita nelle ultime ore, a fare piena luce sul malore che si è rivelato fatale per il 48enne.

Da qualche tempo l’uomo era tornato a vivere insieme agli anziani genitori, mamma Gabriella e papà Silvano. Lascia anche una figlia, Clarissa, alla quale era molto legato e di cui parlava sempre con i colleghi di lavoro. Da oltre vent’anni, Federico Ruffato era impiegato alla Veneta Cucine, nello stabilimento di Biancade, nel trevigiano.

Si occupava di seguire la linea di produzione dei piani delle cucine. Un lavoro anche di una certa responsabilità, che richiedeva attenzione nei particolari e nel corretto rispetto di tutte le procedure realizzative. La sua scomparsa è stata un profondo choc per tutti gli amici e i colleghi.

Persona dal carattere socievole e disponibile, Ruffato anche nell’ambito lavorativo era sempre pronto ad aiutare gli altri. Se era necessario fermarsi a lavoro un’ora in più, non si tirava mai indietro. Negli anni si era adoperato come rappresentante sindacale. Chi ha avuto il piacere di conoscerlo, lo descrive come «un uomo splendido, in gamba, di cui mancherà la solarità».

Lascia anche i fratelli Gianni e Susi. Le onoranze funebri Trevisin hanno predisposto il necessario per i funerali, che si terranno nel santuario di Marteggia. Le esequie sono state fissate giovedì 24 febbraio alle 15. Dopo la cerimonia, la salma sarà trasportata nel piccolo cimitero di Ca’ Tron, dove riposerà. Mercoledì 23 alle 19, nel santuario di Marteggia, sarà recitato il Rosario. 

Pubblicato su La Nuova Venezia