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Sant’Anna, vigilantes di 59 anni scivola in acqua e muore

Alberto Baldin era lo zio della consigliera M5S che lo ricorda così: «Un gran lavoratore»

CHIOGGIA. La notizia della morte della guardia giurata Alberto Baldin è rimbalzata velocemente tra le case di Sant’Anna, la più grande frazione del comune di Chioggia. Il vigilantes di 59 anni trovato morto venerdì sera all’altezza della darsena della Misericordia, a Venezia, è dipinto da tutti come un gran lavoratore. Conduceva una vita piuttosto schiva in paese, era tutto lavoro e famiglia.

Prendeva il bus ogni giorno per andare a lavorare a Venezia come dipendente dell’agenzia di vigilantes Castellano, per questo in paese lo vedeva in giro assai poco. Divisa di ordinanza, anfibi e cinturone, quindi il giro di ronda notturno tra le calli e le rive di Venezia.

Fino all’altra sera, quando le telecamere di videosorveglianza lo hanno inquadrato mentre scivolava in acqua e non riemergeva più. Un incidente o un malore, questo è quanto dovranno chiarire gli inquirenti. Alberto Baldin faceva parte di una famiglia molto numerosa con sei fratelli, una femmina e cinque maschi, dei quali uno è uno dei barbieri della frazione.

Tra gli altri c’è pure Renzo, il padre di Erika Baldin, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, che venerdì sera non voleva credere alla notizia della morte dello zio. «È difficile trovare le parole», dice la Baldin, «in questa terribile giornata di lutto per tutta la mia famiglia. Ho sperato fosse un singolare caso di omonimia, ma i dettagli riferiti ad un Baldin di Sant’Anna trovato morto, sulla sessantina, che faceva il vigilantes a Venezia, portavano unicamente a mio zio. Lo voglio ricordare come una persona buona, un instancabile lavoratore».

Alberto Baldin lascia la moglie e due figlie, Elena di 32 anni e Laura di 24. La data dei funerali non è ancora stata fissata e molto dipenderà se il magistrato che sta seguendo il caso vorrà disporre o meno l’esame autoptico sul corpo del vigilantes, anche se sin da subito è stata esclusa la morte violenta. 

Pubblicato su La Nuova Venezia