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Un addio nel silenzio per Lady Gavioli Il figlio: «Mi ha insegnato a non arrendermi»

A officiare la cerimonia nel Duomo di Mogliano il parroco del Collegio Astori, dove l’imprenditrice aveva studiato 

L’ADDIO

Si è svolto ieri a Mogliano, in forma rigorosamente privata, il funerale di Maria Chiara Gavioli, la giovane imprenditrice prematuramente scomparsa all’età di 47 anni. Gavioli lascia due figli. Tra i momenti più toccanti della cerimonia proprio la lettura di un messaggio da parte del primogenito: «Ti amo, ti ho amato e ti amerò sempre, ti ringrazio per quello che mi hai insegnato, ho imparato da te a non mollare mai nella vita». Il ragazzo, che frequenta con la sorella l’istituto salesiano Astori, lo stesso frequentato in gioventù anche da Maria Chiara Gavioli, è figlio di un ex giocatore di rugby veneziano, con un passato nel Benetton, nel Viadana e nel Venezia.

A officiare la cerimonia è stato il parroco dell’istituto don Franco Strazzabosco. Erano presenti nel duomo di Mogliano il fratello Stefano, pochi amici e conoscenti, lo zio, l’imprenditore immobiliare di Martellago Luigi Savio (fratello della madre, impossibilitata a presenziare; il padre Antonio, invece morì nel 2012) e l’ex sindaco Giovanni Azzolini.

Un rito funebre, come scelto dalla famiglia, che si è svolto in forma strettamente privata, con poche persone. Una cerimonia che ha rappresentato fatalmente il contrappunto e l’epilogo di una vita per molti anni vissuta nella mondanità, tra la villa di famiglia in via Morandi a Mogliano, l’attico a Treviso, la casa a Cortina, i viaggi all’estero, le esperienze a Napoli, Milano, ma anche Roma, Parigi e la costa Smeralda.

Fin da giovane, oltre a ricoprire alcuni incarichi manageriali nelle aziende di famiglia è stata protagonista di una vita patinata fatta di frequentazioni altolocate, feste e chiacchierate love story.

Una decina d’anni fa iniziano per i Gavioli i primi guai giudiziari: scattano arresti, interrogatori, sequestri di beni per decine di milioni di euro. La vita da “jet-set” di Maria Chiara Gavioli, le sue foto da modella, si mischiano con le cronache giudiziarie. Nel 2012, si trova a scontare, per alcuni mesi, gli arresti domiciliari a Treviso, nell’attico in via lungosile Mattei. Sottolineando la propria estraneità ai fatti riesce a riottenere poco dopo la libertà. Per il fratello, che ancora oggi ricopre incarichi societari in diversi ambiti, va peggio: finisce in carcere per quasi due anni. Il conto con la giustizia si è ripresentato pochi mesi fa, a luglio 2021 con la richiesta di rinvio a giudizio per entrambi (Stefano in qualità di presidente, Maria Chiara come figura del Cda) con l’accusa di bancarotta per il fallimento della Enerambiente, che gestì la raccolta dei rifiuti a Napoli.

Maria Chiara Gavioli viveva in una porzione di villa Chiarle, nel quartiere est di Mogliano ed è proprio qui che è stata trovata senza vita, nella mattinata di mercoledì 19 gennaio. La morte della donna, secondo il parere del medico legale, sarebbe per cause naturali: un arresto cardiocircolatorio. Da tempo Maria Chiara Gavioli aveva problemi di salute, era debilitata.

Non sono state disposti ulteriori approfondimenti da parte dell’autorità giudiziaria e quindi è stato possibile darle l’ultimo saluto in tempi brevi, rispettando il volere della famiglia. «È stata una donna che ha sempre rincorso la bellezza», è il ricordo di un’amica, «lo ha fatto per tutta la vita. E cercava serenità». «Una persona che nel profondo sapeva mostrare una grande umanità, il suo era grande cuore buono», aggiunge un altro amico.

Al termine della cerimonia, la salma di Maria Chiara Gavioli è stata tumulata nella cappella di famiglia, nel cimitero di Martellago. —

Matteo Marcon

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Pubblicato su La Nuova Venezia