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Nel 2015 i fratelli Gallina lo scorso anno sei casi a Mira

L’escalation di decessi nel 2021 nel Comune della Riviera Ma il caso più clamoroso fu quello dei due quarantenni rinvenuti dopo almeno tre mesi

chioggiA

La tragedia della solitudine di Chioggia scoperta ieri pomeriggio richiama alla mente l’escalation di disgrazie simili avvenute nel corso del 2021 nel territorio di Mira. Ben sei, in soli sei mesi, i decessi in casa in totale solitudine, peraltro scoperti dopo giorni grazie alla segnalazione dei vicini o di conoscenti preoccupati per il silenzio.

La prima mirese ad essere stata trovata morta in casa era stata Denise Berti, cinquantenne, il 26 maggio in via Giuliano da Maiano. Il secondo Franco Mozzato, agricoltore, all’inizio di settembre in via Molinella: il corpo senza vita era stato rinvenuto sotto il porticato della sua abitazione diversi giorni dopo la morte. Ad ottobre il terzo caso, clamoroso: Alessandro Antonini, 47 anni, disoccupato, era stato trovato morto 20 giorni dopo il decesso nella sua casa in via Corridoni. Il quarto è stato Giorgio Volpato, pensionato di 70 anni, in via Caleselle ad Oriago a inizio novembre. E poi Mauro Valentini, 64 anni, il 23 novembre nella sua casa Ater in via Giuliano da Maiano. A inizio dicembre il caso di Federico Rigo, 64 anni, morto nella zona di via Albinoni a Mira Taglio.

Una iperbole di casi che ha spinto la parrocchia di Gambarare con monsignor Dino Pistolato a promuovere la “squadra anti solitudine”, ovvero un gruppo di volontari impegnato a monitorare le situazioni dei parrocchiani valutate più a rischio, suonando al campanello in caso di silenzi prolungati o cercando periodicamente le persone in questione per scambiare due chiacchiere. Una sorta di verifica che tutto proceda per il verso giusto.

Ma il caso più clamoroso di morti nella solitudine risale al maggio del 2015, sempre a Mira. Ad essere trovati senza vita furono i fratelli Gallina, Emanuele di 43 anni e Mauro di 41. Vivevano in un appartamento dell’Ater. Quando i pompieri sfondarono il portoncino di casa, li trovarono con addosso i vestiti invernali nonostante fosse primavera inoltrata, senza nulla in dispensa, oltre che senza luce e senza gas. Erano morti da almeno tre mesi, eppure nessuno aveva segnalato la loro strana assenza. Peraltro dopo i sopralluoghi andati a vuoto da parte dei vigili urbani nei mesi precedenti il macabro ritrovamento, il Comune alla fine aveva fatto sigillare il portoncino dell’appartamento, non sapendo che dentro c’erano i due cadaveri. Mauro ed Emanuele vivevano nell’indigenza più assoluta dopo il decesso della madre avvenuto tre anni prima. Con lei se n’era andata anche l’unica fonte di reddito. C’era chi, non vedendoli più, pensava fossero andati in Germania. Invece erano in quell’alloggio diventato la loro tomba. —

Pubblicato su La Nuova Venezia