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Una vita in panificio: Simone Daneluzzi si spegne a soli 51 anni

Lutto a Gruaro, morto di malattia era sposato con Diana assieme alla quale gestiva l’esercizio, avendo poi raddoppiato a Portogruaro. Negozio chiuso per lutto sino a martedì compreso

GRUARO. È morto il 30 dicembre dopo una malattia all’ospedale di San Donà, il panettiere Simone Daneluzzi. Aveva soltanto 51 anni. Viveva a Gruaro e era sposato con la moglie Diana, con la quale conduceva la panetteria di via Garibaldi, a Portogruaro, accanto al noto albergo Spessotto. Simone Daneluzzi lascia un grande vuoto nel tessuto commerciale portogruarese, e oltre alla moglie piangono la sua comparsa la mamma Luciana, la sorella Stefania, i nipoti e diversi altri parenti.

Domenica alle 19, si è recitato il rosario in suffragio nella chiesa di Giai di Gruaro, la frazione in cui viveva; mentre lunedì nella stessa chiesa, alle 15, si terranno i funerali.

Parlare di Simone Daneluzzi significa aprire un capitolo importante nella storia di due comunità, quella di Gruaro e quella di Portogruaro, unite dal nome, dal commercio e dalla cultura. La passione per il pane, i suoi derivati, il lavoro nel forno Simone Daneluzzi ce l’aveva da lunga data. Nei primi anni 2000, quando non era ancora trentenne, riuscì a rilevare la gestione dello storico panificio di Gruaro, quello vicino al ristorante di via Mulino.

Da lì ha tentato il grande salto a Portogruaro, riuscendo a perfezionarsi. Ha gestito per anni, finché la salute lo ha sorretto, il punto vendita di via Garibaldi, dove assieme alla moglie Diana confezionava vere e proprie primizie, oltre al pane delle gustose focacce, che vendeva alla gente di Portogruaro e dei dintorni che venivano da lui appositamente.

Il negozio ora è chiuso per lutto e riaprire martedì 4 gennaio, dopo le esequie. Negli ultimi tre mesi le condizioni di salute di Simone sono andate via via peggiorando, per colpa anche di una complicanza sopraggiunta dopo l’intervento chirurgico. È rimasto ricoverato all’ospedale di San Donà, lottando con tutte le sue forze fino all’ultimo, ma non ce l’ha fatta. Resta il rimpianto, enorme, per quello che avrebbe potuto ancora dare alla città di Portogruaro e alla sua comunità di Giai di Gruaro, che già lo rimpiangono. R.P.

Pubblicato su La Nuova Venezia