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Investito e ucciso sulla strada a Eraclea. I parenti: «Vogliamo la verità»

I familiari di Mauro Meneghel chiedono perché il giovane sia fuggito e poi tornato. Il guidatore era già stato arrestato nel 2019 per droga. Oggi l’udienza di convalida

ERACLEA. «L’automobilista deve dire la verità su quello che è accaduto sabato a Torre di Fine». I familiari di Mauro Meneghel, 57enne di Caorle, morto nel tragico incidente stradale di via Revedoli a Torre di Fine sabato sera, non si danno pace per quanto accaduto. Meneghel stava camminando sul ciglio della strada lungo il canale Revedoli, di ritorno dalla casa del padre anziano che era andato a trovare come ogni giorno per accudirlo in via Bova, nel cuore della frazione di Eraclea, quando è stato travolto dalla Vokswagen Golf con alla guida il 24enne R. R. di Caorle ora agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio stradale aggravato.

L’incidente

L’auto lo ha colpito con la parte anteriore destra. Meneghel è rimbalzato sul parabrezza e piombato a una cinquantina di metri di distanza dal punto di l’impatto. Per lui non c’è stato nulla da fare. Il 24enne inizialmente si era allontanato, salvo poi ritornare sul posto dopo pochi minuti. La salma è ancora sotto sequestro e i familiari, la figlia Giada e la moglie Paola, che abitano a Caorle, non hanno ancora potuto vedere il corpo di Mauro in attesa che la salma sia liberata e giunga il nulla osta per la sepoltura. I fratelli a Torre di Fine, Luca e Vania, ieri sono stati confortati dai tanti cittadini della frazione di Eraclea che si sono stretti attorno alla famiglia molto conosciuta. Mauro viveva a Caorle in via Caomozzo da diversi anni con la moglie e la figlia, ma era sempre a Torre di Fine per assistere il padre malato, ora che non stava lavorando dopo anni di attività nelle aziende agricole della zona.

I genitori malati

Mauro si era dedicato alla famiglia, al padre anziano e malato, e alla mamma ricoverata presso una struttura sanitaria di San Donà, anche lei malata. Mai si erano interrotti i legami con la famiglia e i tanti amici ora distrutti per la sua tragica morte.

I dubbi del fratello

«Abbiamo sentito tante gente», spiega il fratello della vittima, Luca, «che era sul posto dopo l’incidente mortale. Tante voci e critiche che ci fanno riflettere. La verità la può sapere solo quel ragazzo alla guida dell’auto che ha ucciso nostro fratello. Non comprendiamo perché sia inizialmente andato via e poi tornato poco dopo. Ci è stato detto che era molto teso quando è ritornato sul posto e che la gente lo ha subito attorniato e lui è stato piuttosto scontroso con chi lo accusava. Ci hanno anche detto che stava guidando a forte velocità, che avrebbe fatto delle manovre azzardate, dei sorpassi poco prima di travolgere Mauro. Non eravamo là e non possiamo sapere, ma certo vorremmo conoscere la verità su quell’incidente e solo lui la può svelare».

Arresti

R. R. è ora agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Caorle con l’accussa di omicidio stradale aggravato. È risultato positivo all’alcoltest, poco sotto 1 g/l. Oggi ci sarà la convalida dell’arresto da parte del Gip e lui, formalmente indagato, potrà essere interrogato, con l’assistenza di un legale, avvalendosi della facoltà di non rispondere.

Era già stato arrestato

Il 24enne era già stato arrestato una volta. Accadde nell’estate 2019 quando incappò in un controllo stradale a San Giorgio al Tagliamento organizzato dai carabinieri di Caorle: venne sorpreso con 85 grammi di marjiuana e un bilancino di precisione. Fu arrestato e ristretto ai domiciliari dal pm di turno di Pordenone. Investitore e pedone ucciso vivevano a pochi metri l’unico dall’altro, in due laterali distinte di corso Risorgimento, nella località sangiorgese.

La vittima

Mauro Meneghel frequentava molto la vicina località di San Stino, La Salute. Faceva il volontario alla sagra di La Salute. Così lo ricorda la figlia Giada. «Era una persona umile, sempre allegro e felice, un padre che mi ha sempre fatto capire quanto fossi importante e quanto mi volesse bene. Era una persona sempre attenta ai bisogni delle persone. La sua risata era contagiosa e i suoi occhi, erano sempre pieni di gioia». —

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Pubblicato su La Nuova Venezia