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Era l’anima del Cai addio a Franzoi innamorato dei monti

Ci sono personaggi che sembrano immortali. Che fanno della loro vita un’opera di servizio per gli altri e per una causa nobile. E’ il caso di Giovanni Franzoi, segretario della sezione veneziana del Cai, Club Alpino italiano, scomparso nei giorni scorsi. «Era il motore organizzativo del Cai, non so come faremo senza di lui, persona splendida e generosa», lo ricorda il presidente del Cai veneziano Giulio Gidoni.

Franzoi era davvero da molti decenni l’anima del Cai e dei suoi nobili obiettivi. Contribuiva alla vita della sezione, all’organizzazione di viaggi e gite. Partenza all’alba di inverno per gli appassionati dello sci. Scalate e arrampicate in montagna d’estate. Come quella volta che un gruppo di gransi veneziani, il celebre gruppo degli alpinisti lagunari, aveva scalato in poche ore il Campanile della Val Montanaia. Con Francesco De Vivi i vertici del Cai di Venezia, Gidoni e proprio Franzoi. A festeggiare un’impresa quasi storica, tutta veneziana. Un vuoto per molti incolmabile, quello lasciato da Gianni Franzoi. Che aveva lavorato sodo per ricostituire l’anima della montagna in laguna. Cercato insieme al presidente la nuova sede, dopo vicende che avevano messo a rischio la sopravvivenza della sezione.

Amava la montagna, inutile dirlo. E tante sono le imprese che portano la sua firma. Ma anche i ricordi con gli amici, le foto in rifugio dopo lunghe ore di salita. La bellezza che premia lo sforzo e la fatica. «Ci ha insegnato tante cose», lo ricorda Gidoni, «adesso anche nel suo nome il Cai veneziano deve continuare a vivere. Ciao Gianni». —

A.V.

Pubblicato su La Nuova Venezia