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“Maciste” si è spento dopo 4 giorni in coma la donazione d’organi ultimo gesto solidale

Cristiano Argagnotto, trasportatore, aveva 50 anni. Il figlio Thomas: «Eri il nostro orgoglio, ci rivedremo lassù»

Cristiano Argagnotto, trasportatore, detto “Maciste” è morto. Cristiano aveva 50 anni ed era rimasto ferito in maniera grave mercoledì pomeriggio della scorsa settimana, in un incidente nautico sul canale di San Secondo: il barchino che stava guidando è finito contro una bricola e lui, in seguito al colpo, ci ha sbattuto la testa. Poi è caduto in acqua, come i due amici con i quali viaggiava. Cristiano non si è più ripreso e alle 19 di domenica i medici dell’ospedale dell’Angelo - dove era ricoverato in coma - hanno dichiarato la morte cerebrale. Nella notte, sono iniziate le procedure per la donazione degli organi: un desiderio che aveva espresso quando era in vita.

“Maciste” di nome e di fatto ha lottato fino alla fine per continuare a vivere. Accanto una grande famiglia che non lo ha mai lasciato solo in questi ultimi giorni di vita terrena. Ad iniziare da Thomas, il figlio che è sempre rimasto in ospedale con il fratello Tiziano. E poi la ex moglie Sabrina e le sorelle di Cristiano: Fedra, Sabrina, Diana ed Emanuela.

“Maciste” - che viveva a Cannaregio - il nome lo ha guadagnato lavorando come trasportatore in città. Ore e ore in barca o a spingere e tirare carretti. I suoi colleghi lo ricordano come una persona buona, solare e pronto alla battuta. E con tanta forza ed energia, da qui il nome. Non c’è riva, banchina o molo che Cristiano non conoscesse. E non c’è collega che lui non abbia aiutato in tanti anni di lavoro. Dopo il fermo per la crisi da pandemia, doveva riprendere a lavorare venerdì scorso. L’incidente due giorni prima gli ha impedito di tornare. Non è ancora chiaro se Cristiano sia finito contro la bricola per un malore o per aver perso il controllo dell’imbarcazione per la velocità.

Il figlio Thomas ha raccolto gli ultimi respiri del padre e le ultime lacrime. E nei suoi racconti struggenti con i quali informava i tantissimi amici che tifavano “Maciste”, l’essenza di un profondo rapporto tra padre e figlio. Ha scritto Thomas: «Ciao papà mio...ci rivedremo lassù...io e te di nuovo insieme prima o poi. Sono contento di essere stato lì fino all’ultimo...e sono ancora più contento che tu abbia lottato da guerriero! ..ciao, angelo mio. Vorrei tanto che tu fossi qui con me. So che adesso veglierai su me e mio fratello», continua Thomas, «Eravamo il tuo orgoglio! E tu eri il nostro orgoglio, voglio solo che tu sappia che sono fiero di te. Adesso sono senza parole per quanto è successo troppo in fretta. Non doveva andare così, però sei stato un guerriero. Adesso trova la pace papà e prima o poi ci rivedremo per assaporare di nuovo quella dolcezza tra padre e figlio e cancellare l’amarezza di questo mondo e vita. Che tu possa avere il vento in poppa, che il sole ti risplenda in viso e che il vento del destino ti porti in alto a danzare con le stelle».

Oggi si dovrebbe conoscere la data e il luogo dei funerali. —

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Pubblicato su La Nuova Venezia