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I parenti e pochi amici ai funerali di Marcella uccisa in casa a 59 anni

Esequie in forma privata ieri nella chiesa Beata Vergine Attesi gli esiti dei test sulla maglietta del presunto omicida

PORTOGRUARO

«Chiediamo perdono a Dio e a Marcella». Si sono svolti ieri pomeriggio, nella chiesa della Beata Maria Vergine di Portogruaro, i funerali di Marcella Boraso, la donna di 59 anni uccisa la scorsa settimana nel suo appartamento di via Croce Rossa. Le esequie si sono tenute in forma privata, alla presenza dei familiari più stretti, di alcuni amici e vicini della vittima, che hanno chiesto rispetto per il loro intimo dolore, chiudendosi nel massimo riserbo. Ma in chiesa c’erano anche alcuni cittadini portogruaresi che, colpiti dalla drammatica vicenda, hanno voluto testimoniare con la loro presenza lo sgomento per quanto accaduto, partecipando quindi alla cerimonia.

Una minoranza, però, rispetto al resto della comunità che a tratti è sembrata quasi essere rimasta distaccata rispetto alla tragedia che si è consumata in via Croce Rossa. Ed è proprio alla comunità che il parroco don Andrea si è rivolto nella sua omelia, sottolineando come quanto accaduto sia una circostanza emblematica che mette a nudo la comunità, evidenziando come, di fronte alle fragilità, la reazione comune è quella di metterci sulla difesa e non accogliere ed ascoltare.

Significativo il passaggio del Vangelo di Marco letto in chiesa, in cui Gesù insegna proprio come accogliere le persone più fragili. Don Andrea è arrivato in chiesa insieme al feretro e poi, al termine della messa, ha accompagnato la salma nel vicino cimitero di Portogruaro, dove la povera donna riposerà. Nell’omelia il sacerdote ha speso parole di grande umanità per Marcella. Ma ha fatto riferimento anche al comportamento del presunto assassino della donna, il 23 enne marocchino Wail Boulaied, per cui la Procura ha confermato la misura cautelare della carcerazione. Don Andrea ha parlato anche della necessità del rispetto delle regole e delle sfide poste dal mondo interculturale di oggi. Adesso la parola passerà agli inquirenti. Le indagini della Procura di Pordenone e dei carabinieri di Portogruaro proseguono. Si attendono gli esiti di alcuni importanti accertamenti in corso, a iniziare da quello sulle macchie di sangue trovate sulla maglietta di Wail Boulaied, dopo il fermo operato dai carabinieri. Oltre che la perizia sul suo cellulare. —

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Pubblicato su La Nuova Venezia