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Impiccato in cella L’autopsia conferma: è stato un suicidio

Nessun giallo sulla morte di Marco Antonio Fasan, il 38enne veneziano trovato impiccato lunedì 17 dicembre scorso, nella cella d’isolamento del carcere di Treviso dove era stato appena trasferito, dopo una lite con un compagno. L’anatomopatologo Alberto Furlanetto, incaricato di effettuare l’autopsia ieri pomeriggio, non ha riscontrato al termine segni sul corpo che facessero emergere ipotesi diverse dal suicidio. Anche i lividi trovati sul corpo del 38enne sono compatibili con quelli di una lite avvenuta prima che l’uomo compisse il gesto estremo e di cui gli inquirenti erano già a conoscenza. Fasan si trovava in carcere da alcuni mesi per espiare una pena definitiva per furto che avrebbe terminato di scontare nel 2021. Secondo quanto s’è appreso, il 38enne aveva già cambiato due volte la cella per liti con i compagni. L’ultima volta proprio lunedì 17, dopo aver litigato con un compagno di cella. Pare che i due si fossero messi le mani addosso e Fasan avesse riportato lievi ferite. Ferite riscontrate dallo stesso medico legale ma che non avrebbero alcuna correlazione con la morte per impiccamento. La tragedia è avvenuta nel primo pomeriggio, un’ora dopo il suo trasferimento in un a cella d’isolamento perché Fasan evitasse ulteriori discussioni con altri detenuti. —

Pubblicato su La Nuova Venezia