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Travolto e ucciso sulle strisce pedonali: sequestrato il telefonino dell’investitore

La tragedia in via Orlanda a Mestre. Il pm vuole capire se stesse usando lo smartphone quando ha centrato Trevisan, che stava attraversando la strada

MESTRE. Il sostituto procuratore Stefano Buccini ha disposto il sequestro, oltre che del mezzo, anche del telefono cellulare dell’uomo che giovedì all’ora di pranzo ha investito e ucciso Luciano Trevisan, 63enne volontario dell’asilo parrocchiale di Campalto. L’uomo è stato colpito e sbalzato per circa ventri metri sull’asfalto, mentre stava attraversando via Orlanda, sulle strisce pedonali, per andare a gettare la spazzatura. La decisione del pubblico ministero di turno è dettata dalla volontà di capire se nel momento in cui l’uomo alla guida di un Van Ncc (Noleggio con conducente) ha colpito l’anziano fosse o meno disttratto dal telefono. Il conducente era andato all’aeroporto a recuperare un turista e stava viaggiando in direzione del centro di Mestre mentre Trevisan stava attraversando via Orlanda dal lato della farmacia verso l’asilo parrocchiale, dove stava rientrando dopo aver gettato la spazzatura.

E’ stato, per primo, lo stesso conducente a spiegare ai primi soccorritori di non aver proprio visto il pedone mentre attraversava. Ma come è possibile che non se ne sia proprio accorto, considerando che l’anziano proveniva dalla corsia opposta a quella di marcia? Proprio per capire se la causa della distrazione possa essere stato il telefono - una chiamata o forse un messaggio - la procura ha disposto il sequestro del telefono cellulare. Non sarà invece necessario eseguire l’autopsia su Trevisan, passaggio in questo caso inutile per la ricostruzione della dinamica dell’incidente. Alcune verifiche sarebbero in corso, da parte dei vigili urbani, anche sulle autorizzazioni dell’uomo a fornire servizio Ncc. Sono centinaia le auto che, ogni giorno, vanno e vengono dall’aeroporto per raccogliere o portare i turisti al Marco Polo. Luciano Trevisan, detto Cione, 63 anni, è morto dieci minuti prima delle 13 di giovedì, di fronte all’asilo parrocchiale Sant’Antonio, all’ombra del campanile della chiesetta vecchia di San Martino. Tra i primi ad accorrere per i soccorso, purtroppo inutili, c’era stato Andrea Checchin, fratello di Bepi Checchin che fu il presidente della civica Pro Campalto, colui che finché ha vissuto ha segnato su un block-notes tutte le vite spezzate dall’asfalto di via Orlanda. Sul posto, per i rilievi, il reparto Motorizzato della polizia locale. —



 

Pubblicato su La Nuova Venezia