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Colpito da aneurisma, tassista acqueo muore a 44 anni

Era originario di Murano e abitava a Favaro Veneto. Era papà di tre gemellini, domani mattina sull’isola l’ultimo abbraccio

FAVARO. Ha donato gli organi, ed è stato l’ultimo suo gesto di grande generosità. È morto all’età di 44 anni Daniele Vio, per gli amici Lele, originario di Murano, ma residente a Favaro con i tre gemellini che amava più della sua vita, due femminucce e un maschietto, e la moglie.


Una tragedia quella che ha colpito la famiglia che da Favaro aveva già comperato casa per trasferirsi a vivere a Campalto, un po’ più vicina all’acqua, quella che Daniele amava e che gli dava da vivere. L’uomo è morto tre giorni fa all’ospedale dell’Angelo, ma il funerale si svolgerà solo domani mattina alle 11 a Murano, nella sua isola di origine, celebrato da don Massimiliano Causin, sacerdote che conosceva bene la famiglia e che presta servizio per la collaborazione pastorale del territorio di Favaro.

Il 44enne si è sentito male nella sua abitazione di via Altinia, colpito, all’improvviso, da un aneurisma cerebrale che non gli ha lasciato scampo. È stato portato al Pronto soccorso dell’ospedale dell’Angelo ma le sue condizioni erano già molto gravi e le speranze che si riprendesse, oramai incosciente, appese a un filo. È rimasto in Rianimazione diversi giorni, poi il suo cuore ha smesso di battere il 5 ottobre.

Da qui la scelta generosa dei famigliari, di donare gli organi e dare la vita a qualcuno. Vio aveva tre gemellini di sei anni e la famiglia è molto conosciuta in tutta Favaro. «È una tragedia indicibile», commenta l’assessore Renato Boraso, «penso alla famiglia, penso ai gemellini, esprimo tutta la mia solidarietà alla moglie e ai parenti, non ci sono parole quando accadono questi fatti».

Vicino al dolore dei parenti, don Massimiliano, che segue la pastorale giovanile delle parrocchie di San Pietro, Sant’Andrea, San Leopoldo e Natività di Maria di Dese, e che si occupa anche della scuola materna parrocchiale. Domani si recherà a Murano, per celebrare il funerale del papà, nella chiesa della sua comunità di origine, quella dei Santi Maria e Donato, alle 11 del mattino.

Ma Daniele Vio era conosciuto anche a Venezia, per la sua attività di tassista. Lavorava per il Consorzio Venezia Taxi, si spostava in laguna e ogni giorno aveva impresso il nome dei figli sul mezzo che conduceva, dedicato a loro. A piangerlo oltre che la moglie e i famigliari più stretti sono anche i moltissimi colleghi di lavoro, che oggi ancora non si capacitano di quanto accaduto. «Era una persona gentile, cordiale, allegra» lo ricordano con affetto. —


Marta Artico


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Pubblicato su La Nuova Venezia