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Era capace di intendere e volere il marito assassino di Maila

Può essere processato il 36enne che l’8 agosto 2018 uccise la moglie a pugni Lunedì l’udienza per discutere sulla perizia psichiatrica contestata dalla difesa

CAVARZERE. «Era capace di intendere e volere» Natalino Boscolo Zemello in quella terribile notte dell’8 agosto 2018, quando massacrò di pugni, colpendola anche con un bastone e un coltello, fino ad ucciderla, la moglie Maila Beccarello.

Lo ha stabilito la perizia medico legale firmata dallo psichiatra Carlo Schenardi, che ha sondato la mente dell’omicida su incarico del giudice Andrea Battistuzzi, stabilendo che Boscolo Zemello può affrontare il processo per omicidio volontario aggravato dai futili motivi, dal vincolo di parentela, dall’aver commesso il reato mentre era sottoposto a una misura alternativa (era ai domiciliari per una tentata estorsione) e dalla crudeltà, come contestato dal pubblico ministero Stefano Buccini.

Lunedì 30, si svolgerà l’udienza tra le parti proprio per discutere la perizia psichiatrica e decidere sul processo dell’uomo. «Noi siamo giunti a conclusioni in parte diverse», anticipa l’avvocato difensore Andrea Zamboni, che ha incaricato come consulente il medico legale Tiziano Meneghel.

Intanto, si parte da quelle dello psichiatra forense Carlo Schenardi, che - dopo aver incontrato più volte in carcere il 36enne, già seguito anni dal Centro di Salute mentale e tossicodipendente - lo ha inserito «nell’alveo dei disturbi di personalità (....) borderline » di tipo «narcisistico, istrionico e antisociale»; «incapace di provare sentimenti stabili e duraturi»; e «sostanzialmente privo della componente empatica, incentrato esclusivamente sulla soddisfazione dei propri desideri e istanze che vedono l’Altro solo come strumento funzionale al raggiungimento del proprio appagamento». A proposito del matrimonio, Boscolo Zemello sostiene che Maila fosse «gelosissima (...) pur di non farmi andare via da quella casa andava a prendermi 15, 20, 25 grammi di cocaina». Ma per il medico legale, si tratta di evidenti «manipolazioni». Come la ricostruzione dell’omicidio da parte dell’indagato. Tutti i familiari di Maila hanno raccontato che la donna subiva da anni, in silenzio, le aggressioni del marito. L’autopsia effettuata dal medico legale Antonello Cirnelli ha confermato la violenza omicida fatta di botte, colpi con un bastone o una spranga, con una lama. Ma nel ricostruire l’omicidio, Boscolo Zemello ripete la storia della lite scoppiata nella notte per colpa di un messaggio ricevuto su Facebook e la presunta gelosia di lei: «Io ho sbagliato involontariamente sotto l’effetto degli stupefacenti, mentre lei ha sbagliato ad aggredirmi con il tavolo (...) le ho dato due sberle e un pugno (...) non aveva tutti quei lividi che ho visto nella perizia». Poi ripete la storia di lei che sviene in bagno alla vista del sangue, sbattendo la testa. Manipolazioni, secondo il perito, che ritiene che neppure la cocaina abbia alterato quella notte la capacità di intendere e volere dell’uomo. —

Roberta De Rossi

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Pubblicato su La Nuova Venezia