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Muore sul lavoro operaio comunale di 50 anni

Mirano, Loris Semenzato era appena rientrato nei magazzini di via Saragat quando è caduto a terra, inutili i soccorsi 

MIRANO. Si è improvvisamente accasciato dopo aver parcheggiato un carrello, nel magazzino comunale di Mirano, e tutti i soccorsi sono stati inutili. È morto così, ieri poco dopo mezzogiorno, con ogni probabilità per un malore, Loris Semenzato, dipendente comunale di 50 anni.


Residente a Mirano, Semenzato era operaio addetto alla manutenzione del verde e lavorava nei magazzini comunali da più di trent’anni, dall’ottobre del 1988. La tragedia si è consumata proprio nei magazzini di via Saragat 14, dopo che Semenzato era tornato da alcuni incarichi di servizio esterno.

Rientrato al termine del turno di lavoro, il malore lo ha colto mentre parcheggiava un tagliaerba. Inutili i tentativi per rianimarlo da parte dei medici del 118, intervenuti con massaggio cardiaco e defibrillatore per cercare di salvarlo.

A chiamare i soccorsi sono stati i colleghi, accorsi verso il compagno accasciato al suolo dopo aver udito il motore del mezzo andare fuorigiri. In seguito sono giunti sul posto anche i carabinieri e lo Spisal (Servizio prevenzione igiene e sicurezza negli ambienti di lavoro) dell’Usl 3, allertati come atto dovuto poiché il fatto è avvenuto durante l’orario di lavoro. Saranno ora rimesse all’autorità giudiziaria le valutazioni in merito all’eventuale autopsia, per accertare con chiarezza le cause del decesso. Semenzato aveva regolarmente superato le visite mediche annuali, a cui sono sottoposti per legge tutti i dipendenti addetti a determinate mansioni.


Il Comune di Mirano ha diramato un comunicato di cordoglio a nome dell’amministrazione e dei dipendenti, ricordando il collega «sia per le doti di grande lavoratore, sempre disponibile e solerte, sia per le doti umane». Le condoglianze sono rivolte alla compagna Elisa Mancin, alla sorella e ai familiari di Loris Semenzato. È ancora presto per ipotizzare una data dei funerali, che si potrà definire solo dopo la conclusione degli atti di magistratura e medico-legali. —



 

Pubblicato su La Nuova Venezia