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Morto carbonizzato sull’autostrada A27 La vittima faceva l’autostrasportatore

Marco Gasparotto, 37 anni, da un anno viveva a Mestre con la fidanzata. Lo schianto lunedì sera durante il temporale



È morto probabilmente sul colpo Marco Gasparotto, il 37enne di Mansuè che verso le 21 di lunedì percorreva l’A27 in direzione di Belluno a bordo della sua Chrysler 300C quando, poco dopo la barriera di Mogliano, ha perso il controllo della sua vettura per motivi che in queste ore sono al vaglio delle forze dell’ordine. Ha sbattuto violentemente contro i jersey in cemento che separano le due carreggiate nella zona più vicina al casello autostradale. L’auto ha continuato la propria corsa finendo contro il guard rail, 300 metri dopo il punto del primo (e forse fatale) impatto. La Chrysler nera di Gasparotto si è fermata a poche decine di metri dallo svincolo che collega la A27 alla A4, poco prima dell’uscita di Venezia Nord. Inutile, a quel punto, l’intervento dei vigili del fuoco che hanno fatto di tutto per spegnere l’incendio che nel frattempo si era sviluppato, distruggendo la porzione anteriore della vettura e carbonizzando il cadavere del 37enne. Impossibile stabilire se il maltempo di lunedì abbia avuto qualche influenza sulla dinamica dell’incidente. In quel momento la pioggia era forte, ma spetterà agli inquirenti stabilire in quali proporzioni il meteo abbia influito sull’incidente che si è portato via la vita di Gasparotto. Appare tuttavia probabile che ad uccidere l’automobilista sia stato il primo impatto con i jersey che dividono la carreggiata in quel tratto dell’A27: il 37enne sarebbe morto prima che la sua Chrysler prendesse fuoco.

L’unica certezza, in questo momento, è rappresentata dal dolore della famiglia, da molti decenni residente a Mansuè, a ridosso della strada Pordenone-Oderzo. I familiari sono stati avvertiti dai carabinieri alle 24, nella notte fra lunedì e ieri: il loro Marco aveva fatto un grave incidente in autostrada. La notizia li ha sconvolti. Marco Gasparotto, il figlio ormai adulto che da un anno si era trasferito a Mestre per convivere con la fidanzata insieme alla quale stava progettando di trasferirsi a Trento per assistere la mamma di lei, non c’era più. Gasparotto aveva preso da poco a lavorare come autotrasportatore. Aveva iniziato nella ditta di Stephen Benedetti, la “Autotrasporti Benedetti”. I due erano amici da quando erano bambini e, quando Marco ha preso tutte le patenti per guidare i camion, gli ha chiesto se gli serviva una mano in azienda. Il loro rapporto di lavoro era terminato lo scorso mese: a Marco iniziava a pesare troppo lo spostamento giornaliero fra Mestre e Mansuè, paese dove ha sede la ditta per cui lavorava. Marco aveva trovato un altro datore di lavoro che ha sede vicino a Mestre e che gli avrebbe assicurato il posto di lavoro anche dopo il suo trasferimento a Trento, ormai imminente. Marco non faceva parte di alcuna associazione a Mansuè, anche se in passato aveva dato una mano a tante di queste. Il padre Giannangelo da moltissimo tempo collabora con gli Amatori Calcio Mansuè, di cui è uno dei volti più noti. La famiglia, sconvolta per la perdita del suo caro, si è chiusa nel silenzio. —



Pubblicato su La Nuova Venezia