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«Non addoloratevi, è l’unica soluzione» Il dramma del killer nella lettera ai tre figli

Renato Berta lascia intendere che la moglie Licia Zambon gli avesse chiesto di aiutarla a morire: «Le nostre ceneri insieme»

VENEZIA. «Carissimi figli miei, non addoloratevi. Questa è l’unica soluzione possibile, la situazione è diventata insostenibile». Prima di colpire la moglie 81enne Licia Zambon con due fendenti (uno dei quali letale al cuore) usando un coltello a serramanico di nove centimetri, o forse dopo, Renato Berta ha preso carta e penna. In tre fogli distinti, trovati venerdì mattina dalla polizia sul tavolo della cucina nell’appartamento in ramo de l’Erba a San Pietro di Castello, l’ex dipendente di Ca’ Farsetti, 85 anni, ha messo nero su bianco le sue volontà. Una prima lettera, lunga e drammatica, ai tre figli. Una seconda più “tecnica”, nella quale dà disposizioni varie, tra cui quelle per la banca. Una terza ancora tutta da decifrare, visto che si tratta di una autorizzazione a collocare la moglie in una struttura assistenziale.



E proprio il tarlo che Licia, affetta da una gravissima demenza senile che peggiorava velocemente, potesse essere portata in una struttura, torna più volte nella lettera ai figli. Berta, infatti, ha raccontato di una situazione a casa che era diventata per lui ingestibile e quindi insopportabile. «Neanche ricoverarla sarebbe la soluzione perché lei non vuole», sarebbe un altro passaggio della missiva scritta a mano. Eppure i figli, sentiti dagli inquirenti, avrebbero escluso che nei progetti ci fosse quello di trasferire l’anziana mamma in una struttura per garantirle un’assistenza 24 ore su 24. La coppia infatti era seguita da una badante e le visite di una delle figlie erano quotidiane. In un passaggio, Berta lascia intendere che sarebbe stata proprio Licia a chiedergli un aiuto per lasciare questo mondo che nell’ultimo periodo era sinonimo solamente di sofferenze.


Ma Renato Berta si spinge anche oltre. Dice che anche per sé l’unica strada possibile è, a questo punto, quella della morte. «E se non dovessi morire, la giustizia farà il suo corso giustamente», scrive ancora l’anziano. Così in effetti è andata: venerdì mattina Berta è stato trovato in stato confusionale dopo aver ingerito una dose massiccia di psicofarmaci, mentre la moglie era esanime sul letto matrimoniale. Pensava evidentemente di morire, Renato. Tanto che nella lettera ai figli esprime un’ultima volontà. Ovvero che lui e la moglie vengano cremati e che le ceneri siano conservate in un’unica urna.


Quando Renato ha scritto le lettere? Prima o dopo l’uccisione della moglie Licia? Il medico legale Cristina Mazzarolo ha stimato che il decesso della 81enne possa risalire attorno alle 22 di giovedì. I vicini dicono di non aver sentito nulla. L’omicidio è stato scoperto alle 10.20 di venerdì. Renato potrebbe aver avuto tutto il tempo dopo il delitto per scrivere quei fogli poi lasciati in cucina, oltre che il cartello appeso fuori dalla porta dell’appartamento, indirizzato alla badante: «Non disturbare, chiamate i carabinieri (112)». Ma le lettere potrebbero essere state scritte in momenti diversi. Ciò spiegherebbe il contenuto del terzo foglio, quello in cui Berta autorizza il trasferimento della consorte in una struttura. Oppure potrebbero essere il prodotto del grave stato confusionale in cui è piombato l’85enne dopo la massiccia assunzione di psicofarmaci. Solo lo stesso Berta potrà dare chiarimenti ai poliziotti anche in relazione a quelle tre lettere.


Al momento l’accusa a suo carico è di omicidio volontario aggravato dal vincolo di coniugio. La pm Paola Tonini non gli ha contestato la premeditazione, che tuttavia potrebbe arrivare in un momento successivo qualora si ritenesse che le lettere siano una manifestazione nero su bianco del proposito. —



 

Pubblicato su La Nuova Venezia