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Uccise Maila a calci e pugni sì a rito abbreviato e perizia

Natalino Boscolo Zemello accolto ieri al rientro in carcere dalle grida “Assassino” Nell’autopsia rilevate fratture calcificate, segno di precedenti percosse 

Lo sguardo tenuto alto, quasi a sfidare i contestatori con un mezzo ghigno. Non un sussulto in quei pochi metri che separano l’approdo della polizia penitenziaria dall’ingresso del carcere di Santa Maria Maggiore. Una manciata di passi che ieri mattina Natalino Boscolo Zemello ha percorso, di ritorno dal tribunale, accompagnato dalle grida e dagli insulti dei familiari e delle amiche di Maila Beccarello, l’ex moglie che lui ha ucciso a calci, pugni e bastonate l’8 agosto nell’appartamento a Cavarzere. “Assassino” “Mostro schifoso”, gli ha urlato contro il gruppetto, coordinato dall’associazione Altea, che poco prima aveva dato vita a un sit-in davanti al tribunale dov’era in corso la prima udienza preliminare a carico di Boscolo Zemello, 36 anni, accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi, dal vincolo di parentela, dall’aver commesso il reato mentre era sottoposto a una misura alternativa alla detenzione (era ai domiciliari per una tentata estorsione) e dalla crudeltà. Scortato dagli agenti della penitenziaria e sotto l’occhio vigile delle forze dell’ordine, il 36enne è passato a pochi metri da familiari e amiche di Maila che hanno steso gli striscioni per chiedere giustizia nel nome della 37enne e nel contempo la pena massima per l’assassino. «Confidiamo nella giustizia, che questa volta deve esserci», spiega Monica Beccarello, zia di Maila, una donna tanto minuta quanto determinata a far sì che non ci siano più donne uccise, «La legge deve cambiare, non può esistere che queste persone possano accedere all’abbreviato».

abbreviato e perizia

Rito alternativo, questo, che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna, e che ieri mattina è stato concesso dal gup Andrea Battistuzzi a Boscolo Zemello. Sarà un abbreviato condizionato, come ha chiesto il difensore Andrea Zambon, ad una perizia psichiatrica per dimostrare che in quel momento l’uomo non fosse capace di intendere e volere. «Ho prodotto una cinquantina di pagine di documenti del Centro di salute mentale di Chioggia con cui Boscolo Zemello era in contatto dopo un tentativo di suicidio nel 2003 per una delusione amorosa», spiega il suo difensore. Il giudice conferirà la perizia allo psichiatra Carlo Schenardi il 29 aprile. La difesa ha nominato come proprio consulente il dottor Tiziano Meneghel. Nessun incarico a specialisti da parte del pm Stefano Buccini, né dei familiari che si sono costituiti parti civili nel procedimento: mamma Marilena Favaron e il fratello di Maila, Alessandro, con l’avvocato Francesco Schioppa, mentre la sorella Alice e la zia Monica con l’avvocato Paolo Dalla Vecchia. Per gli insulti di ieri e il sit-in di gennaio, prima davanti alla casa del massacro, poi al tribunale e al carcere, il difensore di Boscolo Zemello, su mandato del cliente, presenterà querela.

segni di altri pestaggi

«L’ho colpita con due schiaffi e un pugno», aveva detto Boscolo Zemello al gip nel primo interrogatorio subito dopo l’arresto. Ma la realtà emersa dall’autopsia era di una «violenza estrema e reiterata polidistrettuale», per dirla con le parole del medico legale Antonello Cirnelli. La donna era stata colpita con botte, coltellate, calci e bastonate che le avevano provocato fratture alle costole e al cranio, la distruzione della piramide nasale, una emorragia in testa e botte in ogni parte del corpo.

Ora è emerso che nel corso dell’autopsia erano state rilevate anche fratture calcificate. Segnali evidenti, secondo la parte civile, che quello dell’8 agosto non era il primo pestaggio subìto da Maila, la quale però non aveva mai trovato la forza di denunciare l’uomo che aveva sposato anni prima. «Secondo le testimonianze che abbiamo raccolto, Boscolo costringeva l’anziana madre di Maila a ripulire la casa dal sangue delle percosse», chiarisce l’avvocato Schioppa riferendosi ad episodi passati che però testimonierebbero la violenza dell’uomo. La giovane donna si truccava, indossava grandi occhiali da sole per cercare di far sparire i lividi. A chi le chiedeva qualcosa, rispondeva sempre con scuse e bugie. Fino all’alba di quel caldissimo giorno di agosto, quando Boscolo Zemello l’aveva picchiata così tanto, prima in giardino e poi dentro casa, da farla morire. —

Pubblicato su La Nuova Venezia