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«Cecchinato era un grande benefattore dei Centri Don Vecchi»

Don Armando Trevisiol ricorda le difficoltà e la generosità dell’ingegnere «Apprezzato costruttore edile, ci ha donato 150 quadri e 100 mila euro»

MESTRE. «Per Ernesto Cecchinato provo un vero e sincero sentimento di stima e affetto, che andava al di là del mio ruolo di religioso»: don Armando Trevisiol, ex parroco di Carpenedo e fondatore dei centri di accoglienza Don Vecchi, confessa il rapporto di amicizia e collaborazione che lo lega all’ingegnere 95enne mestrino che ieri mattina ha cercato di togliersi la vita nell’androne dell’ospedale dell’Angelo, dopo aver sparato alla moglie. Don Armando tratteggia un grande uomo, di enorme generosità.

«Ernesto è stato uno dei principali responsabili della rinascita di viale Don Sturzo. Si era occupato assieme ai suoi soci di bonifiche e pianificazione, riuscendo a restituire vivibilità al quartiere», spiega Trevisiol, che proprio tra gli alberi e l’erba del viale che collega via Pasqualigo a via Vallon nel 1994 ha dato vita al suo primo (e quindi al secondo, nel 2001) centro di residenze per anziani, «è a lui che dobbiamo l’attuale aspetto della strada, eppure è un uomo umile e modesto”. Negli anni che seguirono i lavori, stando a quanto racconta il sacerdote, Ernesto Cecchinato si trovò alle prese con alcuni contenziosi con il Comune di Venezia, che a lungo andare lo portarono sulla strada dell’esaurimento nervoso.

«Per affrontare la cosa e ritrovare la sua serenità si è dedicato alla pittura», continua don Armando, che ricorda bene le difficoltà che ha attraversato l’amico», è un artista autodidatta e la maggior parte delle sue opere sono copie, spesso realizzate con l’aiuto di un proiettore, ma le sue pennellate hanno comunque un loro carattere e la mano è pregevole, pur non essendo quella di un maestro».

Proprio l’amatoriale ma consistente produzione pittorica è stato uno dei regali del professionista all’associazione Carpinetum di don Armando: «Un giorno Ernesto è venuto da me e, dopo avermi raccontato del suo percorso terapeutico attraverso tele e colori, ha voluto donarmi ben 150 quadri realizzati da lui, assieme a cinque milioni delle vecchie lire per il centro Don Vecchi». Incorniciati e firmati per la maggior parte con una semplice iniziale, i dipinti sono esposti tra i corridoi e nelle sale della struttura di viale Don Sturzo, per la maggior parte nell’ampio spazio affidato all'associazione “300 campi”, ma qualche opera si può individuare anche vicino all’entrata e alla sala mensa, tra le porte delle residenze per anziani.

In seguito l’ex parroco di Carpenedo e i coniugi Cecchinato hanno continuato a tenersi in contatto, anche se non con frequenza, fino a qualche anno fa, quando un amico in comune impegnato con le attività dell'Avis di Marghera non è tornato a fare il nome dell'ingegnere in presenza di don Armando. «Ho saputo allora che non stava più bene», continua il religioso, «e che aveva intenzione di fare un’altra donazione a nostro favore; avevo sentito di qualche guaio finanziario, ma alla fine ha deciso di offrirci ben centomila euro per la costruzione del Don Vecchi 5 e ho quindi pensato che tutto si stesse risolvendo».

Il prete e l’urbanista hanno continuato a tenersi in stretto contatto, anche negli ultimi mesi: «Ogni settimana Ernesto ci tiene a ricevere una copia del nostro settimanale, “L'incontro”, che io gli invio personalmente. Sapevo che lui e la moglie stavano ormai molto male, e una volta parlando con me l’ingegnere ha confessato quasi in imbarazzo di non essere molto credente. Io gli ho risposto che si possono vedere molte sfaccettature della cosa, ma soprattutto che una persona buona come lui non deve avere alcun timore, perché chi fa del bene e si impegna per il suo prossimo non può essere lontano dalla grazia divina».

 

Pubblicato su La Nuova Venezia