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Tutta San Donà abbraccia Dino, il fotografo “gentile”

Duomo gremito e tanta commozione per l’ultimo saluto a Tommasella. Presente il sindaco e i  ricordi dell’amico sacerdote: «Le anime dei giusti nelle mani di Dio»

Le anime dei giusti sono nelle mani del Signore. Ieri nel duomo di San Donà l'ultimo saluto a Dino Tommasella, fotografo e ottico di San Donà, che per anni ha lavorato per la Nuova di Venezia e Mestre e i quotidiani del gruppo Gedi. Morto a causa di un tumore a 67 anni, Tommasella è ricordato come “il fotografo gentile” per i suoi modi rispettosi, l'etica nel lavoro e nella vita. L'abbraccio della città è stato sincero e affettuoso, con le navate del duomo gremite di amici arrivati da tutta la provincia. Ha celebrato la messa don Giacinto Danieli, penitenziere della Basilica di San Marco, ex direttore del seminario patriarcale assieme al parroco del duomo don Paolo Carnio e i confratelli dell'oratorio don Bosco di San Donà dove Dino ha vissuto infanzia e adolescenza.

Don Giacinto era amico di Dino; commovente il suo aneddoto di gioventù. Lo aveva conosciuto in ospedale: il giovane sandonatese si era fratturato un braccio e l'allora giovane seminarista era ricoverato. Mamma Anna, che non poteva restare in ospedale con Dino, aveva chiesto al seminarista di vegliare sul figlio, solo. Era nata un'amicizia che mai si è interrotta negli anni. Lo stesso don Giacinto, padre spirituale del seminario nella basilica di San Marco a Venezia, ha ricordato con orgoglio come Dino sia diventato scout, fotografo, ottico, agente di teatro con una crescita professionale oltre che spirituale. Un uomo eclettico, ma soprattutto una persona per bene. E così lo ricorderanno tutti quanti lo hanno conosciuto e con lui hanno condiviso il cammino della vita, come ha detto anche il sindaco di San Donà, Andrea Cereser, suo amico personale. Lascia la moglie Maria, i figli Margherita e Giulio. Con la moglie aveva aperto negli anni 80 l'ottica "La Fotografica" in via Jesolo e poi in piazza Indipendenza. Una vita insieme, sempre uniti così come la famiglia che gli è stata accanto fino all'ultimo respiro.

Tommasella è stato coerente con la sua visione cristiana, aiutando il prossimo senza mai perdere la fede anche nei momenti più difficili della malattia che ha combattuto con serenità e fermezza, chiedendo aiuto al Signore con la preghiera. Ma come recitano le sacre scritture le anime dei giusti sono nelle mani di Dio. Nel suo lavoro è stato molto professionale e quando ha iniziato a collaborare con il nostro giornale ha tenuto sempre fede ai suoi valori, con un garbo e rispetto che la professione non sempre aiuta a mantenere nei momenti di maggiore tensione e frenesia. Un insegnamento che sopravviverà, così come le sue foto e i ritratti dell'archivio donato al Comune di San Donà dopo 38 anni di lavoro e di vita vissuta giorno per giorno con gratutidine sapendo che ogni giorno di vita è un dono. —

Pubblicato su La Nuova Venezia