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Commesso da IperLando di 46 anni stroncato in sei mesi dalla malattia

Chioggia piange Fabiano Passadore, addetto al reparto ortofrutta. Prima aveva lavorato al Bosco Nordio e come carpentiere edile. Giovedì l’addio

CHIOGGIA. In sei mesi strappato alla vita. Fabiano Passadore, 46 anni, è morto alle 22.30 di sabato nella sua casa, stretto tra le braccia della moglie Stefania come aveva desiderato, a sei mesi dalla diagnosi di una malattia che non lascia scampo. L’uomo era molto conosciuto non solo nella frazione di Ca’ Pasqua dove viveva assieme alla moglie, ma anche a Chioggia e nel circondario per le professioni che aveva fatto. Carpentiere edile, forestale e negli ultimi tempi addetto del reparto ortofrutta all’IperLando.

Una persona solare e simpatica, di cui tutti avevano mantenuto un buon ricordo. Nella vita serena con Stefania Lunardi, assieme da 29 anni e sposati da 14, è piombata d’improvviso la malattia. Qualche sintomo nello scorso dicembre a ridosso del compleanno di Fabiano, poi a gennaio, in seguito agli accertamenti, la terribile diagnosi. Fabiano aveva però affrontato il percorso di cura con forza e determinazione.

In passato aveva lavorato come carpentiere edile, costruendo gli scheletri in legno delle case in cui poi viene gettato il cemento. Per un periodo aveva operato anche come forestale, sfruttando il suo diploma, nella riserva naturale di Bosco Nordio a Sant’Anna. Di recente, invece, era diventato addetto al reparto ortofrutta da Lando. Accanto a lui nell’affrontare la malattia la moglie Stefania, il papà Giovanni, la sorella Irene e il fratello Marco. E proprio il papà giovedì scorso, vedendo l’aggravarsi della situazione, aveva contattato il parroco di Valli, don Massimo Fasolo, di cui gli aveva parlato un amico, per chiedere un sostegno e qualche parola di conforto in un momento tanto difficile. Don Massimo, che pur non conosceva direttamente la famiglia, aveva risposto alla disperazione di quel papà e venerdì si era recato a Ca’ Pasqua a trovare Fabiano.

«Ho pregato con i familiari e con Fabiano», spiega don Massimo, «Un momento difficilissimo per lui e per i suoi cari. Ho impartito anche l’unzione degli infermi. Fabiano ha lottato per sei mesi. La sua preoccupazione più grande era di lasciare sola Stefania, con cui aveva un legame profondo. Avevano imparato ad apprezzare la quotidianità del matrimonio, i piccoli gesti fatti con amore. Un bacio prima di dormire, uno al risveglio. Stefania mi ha raccontato che Fabiano, durante un periodo in cui non stava bene, le asciugava i capelli e le dava una mano in tutte le piccole cose. Purtroppo sabato sera papà Giovanni mi ha comunicato che Fabiano è mancato e mi ha chiesto se potevo celebrare io il funerale, in accordo con il parroco di Ca’ Bianca. Domenica ho pregato per lui e i suoi cari in tutte le messe che ho celebrato a Conche e Valli».

Le esequie si terranno giovedì alle 10 nella chiesa di Ca’ Bianca, la sera prima alle 19 la recita del rosario sempre in chiesa.

Pubblicato su La Nuova Venezia