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Tre sentenze per omicidio ma per le Entrate Isabella è viva

La famiglia Noventa costretta a far dichiarare la “morte presunta” Intanto Freddy e Debora trasferiti nel moderno carcere di Bollate 

il caso

Di fronte alla legge è morta, vittima di un omicidio premeditato mentre il corpo è stato “soppresso”, un tecnicismo giuridico per indicare che è stato nascosto o disperso. Ma per l’Agenzia delle Entrate quel delitto non vale: finché non ci sarà una “dichiarazione di morte presunta”, Isabella Noventa è viva e vegeta. Parola della burocrazia italiana che, ancora una volta, conquista una vittoria nelle olimpiadi dell’assurdo costringendo la famiglia della sfortunata impiegata a una trafila di passaggi burocratici (e di spese da sostenere) lunghi almeno sei mesi prima di arrivare a una verità storica (e giuridica) che coincida con quella del Fisco.

Paolo Noventa, il fratello di Isabella, vuole aprire la successione ereditaria, una fase che fa subentrare gli eredi in tutti i rapporti giuridici facenti capo al defunto. Isabella è stata uccisa a 55 anni da Freddy e Debora Sorgato con la complicità dell’amica Manuela Cacco di Camponogara: lo hanno ribadito tre sentenze, l’ultima quella della Cassazione che, il 18 novembre 2020, ha confermato le condanne a 30 anni per i fratelli e a 16 anni e 10 mesi per la coimputata. Di fronte a una pronuncia passata in giudicato, la famiglia Noventa non ha dubbi: Isabella è stata assassinata e lo dice la Giustizia, la verità storica coincide con la verità legale. Così si rivolge all’Agenzia delle Entrate per avere qualche indicazione per l’apertura della successione ereditaria. Niente da fare: la verità del Fisco è un’altra. Ovvero Isabella non è morta finché non sarà messa a disposizione dell’Agenzia delle Entrate una dichiarazione di morte presunta per ottenere la quale va seguita una determinata procedura con i relativi costi. La famiglia dovrà far pubblicare, a proprie spese, un estratto della domanda di morte presunta per due volte consecutive su altrettanti quotidiani – uno regionale e un altro nazionale – dando il termine di sei mesi a quanti potranno fornire notizie (fondate) su Isabella. Trascorsa quella finestra temporale senza aver avuto alcuna informazione certa, potrà essere dichiarata dal tribunale la morte presunta. E poco importa che il tribunale penale abbia dichiarato estinto “per morte del reo” (appunto Isabella) un procedimento aperto a carico suo e del fratello per una vicenda di abuso della professione odontoiatrica ormai chiusa.

Intanto da lunedì scorso l’ex fidanzato-assassino Freddy Sorgato ha cambiato “dimora”. Non è più rinchiuso nel penitenziario Due Palazzi di Padova ma, su sua richiesta, è stato trasferito nel modernissimo carcere Bollate di Milano, dove già si trovava Debora. —

Pubblicato su La Nuova Venezia