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Addio a Mestre al prof Toni Robazza. Dai suoi ex allievi catena di affetto e solidarietà

Colpito dalla Sla, è morto all’età di 66 anni uno dei docenti più amati e apprezzati del Bruno. Insegnava filosofia e gli studenti lo hanno accompagnato fino all’ultimo con video e messaggi

MESTRE. Per gli ex alunni e per i suoi colleghi adorati, che lui chiamava la “mia famiglia”, era solo Toni. Soprattutto da quando si era ammalato e aveva bisogno dell’affetto di quella sua famiglia adottiva dalla quale mai avrebbe voluto separarsi, per continuare a combattere contro la bestia che lo aveva morso, la Sla, e che se l’è portato via troppo presto.

Ecco il video preparato dai suoi ex alunni e colleghi

Si è spento martedì notte il professor Antonio Robazza, 66 anni, ex docente del liceo Giordano Bruno di Mestre, acuto, intelligente, ironico e dolce, appassionato di storia, di filosofia e della sua Venezia, con la quale viveva in perfetta simbiosi.

Da qualche mese era nei pensieri di tutti, tanto che ad agosto si era scatenata una vera e propria catena di solidarietà che andava oltre il Covid, le mascherine, e tutto il resto, per cercare di stargli vicino grazie alla tecnologia. Veneziano doc, di San Giacomo da L’Orio, papà di Chiara, era rimasto vedovo una decina di anni fa, ma in tanti si occupavano di lui come potevano. Alla serata che si era svolta al cinema Corso, per i 50 anni del Bruno, assieme agli ex prof, presidi e alunni, c’era anche lui, accompagnato dal fratello. Aveva voluto essere presente, con le lacrime agli occhi, nonostante le difficoltà. E la gioia nel rivedere i “suoi ragazzi”, che ricordava uno per uno, era grande.

Nei mesi scorsi è stato ricoverato al San Camillo, poi al centro Nazareth di Zelarino, dove è mancato, lontano dalla sua laguna. Quattro persone, in queste ultime settimane, gli andavano a fare visita, e lui spalancava sempre gli occhi, con quella sua dolcezza, raccogliendo le forze per parlare, chiedere, scherzare. Un vero professore di filosofia: sempre alla ricerca, sempre in tensione, mai superficiale.

Il suo sogno, era quello di vedere l’Inter, la sua squadra del cuore, giocare contro il Venezia. Ma nonostante gli sforzi degli amici, la sorpresa non è stata possibile. Ad agosto il professor Giuseppe Gurnari, aveva lanciato un appello agli ex alunni su Facebook: in tanti avevano risposto da ogni dove, per mandare una clip al loro amato “prof” e rievocare i tempi d’oro con lui. Ne era nata una bellissima collana di spezzoni video allegri e divertenti, come piaceva a lui, che il nipote e la figlia gli facevano vedere. E a qualcuno, è sembrato, per poco, che la Sla non fosse poi così cattiva. «Toni Robatz, uno di noi!» era il saluto coniato per lui dai suoi studenti, un refrain che gli aveva strappato il sorriso.

Il tam-tam media, ieri, è corso veloce. Gurnari, docente tra i più affezionati a Robazza, lo ha ricordato con delle righe toccanti: «“Lei” vince sempre, almeno fino ad oggi. La Sla, quando colpisce, inizia un assedio, spesso lento, logorante, paziente, il cui esito è scritto. Così si è portata via Toni, un’intera vita di insegnamento spesa tra la storia e la filosofia. La malattia ha vinto sul corpo indebolito di un insospettabile guerriero, sull’uomo coltissimo, sulla persona ironica e mite che ancora qualche giorno fa confidava di voler vivere, nonostante la vita sia stata molto severa con lui, provandolo duramente prima negli affetti, poi nella salute». Racconta: «Siete la mia famiglia ripeteva. Ed era vero. La Sla non potrà cancellare quanto di buono “il prof” ha lasciato. La fede lo ha sostenuto “Cristo è una presenza di cui non posso fare a meno” aveva detto percependo sé stesso come testimone e voce per chi la voce non l’aveva più. Era un incrollabile interista, a suo agio nel dipingere scenari storici e tratteggiare percorsi filosofici, piuttosto che nel compilare verbali».

«Tony è stato un grandissimo educatore, che è riuscito a trasmettermi la passione per la filosofia, che, a distanza di anni, è ancora incredibilmente viva, oggi» lo ricorda Marco Bellato, ex alunno e presidente di Favaro. «Ha combattuto come un leone, dando un grande esempio a tutti noi. L’ultima volta che ci siamo visti, qualche mese fa, citò Don Milani dicendo “chiedo scusa a dio per aver amato di più i miei studenti che lui, ma ho speranza che lui non stia attento a queste sottigliezze e abbia scritto tutto al suo conto”. Anche se fisicamente non ti vedremo più “prof”, sappiamo che i tuoi insegnamenti rimarranno indelebili nella nostra mente e nel nostro cuore».

Il funerale sarà celebrato sabato alle 11 nella Chiesa di San Giacomo Da l’Orio.

Pubblicato su La Nuova Venezia