• Home
  •  > Notizie
  •  > Tentato omicidio dell’ex: resta in cella Godeva del reddito di cittadinanza

Tentato omicidio dell’ex: resta in cella Godeva del reddito di cittadinanza

Sospeso il beneficio a carico di Jalal Amal e confermato il carcere. Il giudice: pericolo di reiterazione

Cristina Genesin

Un marito violento che sopravviveva grazie al reddito di cittadinanza. Un marito conosciuto sui social: quell’amore nato in rete (lui già emigrato in Italia, lei residente negli Usa) era presto svanito. Ma Jalal Amal, 41enne marocchino con residenza a Mestre e poi domicilio nel Trevigiano a Zero Branco, era deciso a non accettare la separazione dalla ormai ex moglie, che si era trasferita dal Mississippi in Veneto per vivere quella “favola” finita ben presto. Al punto da perseguitarla presentandosi davanti a casa dell’amica che la ospitava dopo la fine di quel rapporto. E da minacciarla di morte, anche al bar, se non fosse ritornata sui suoi passi con la rinuncia al divorzio.

Invece la 37enne statunitense non ha mai fatto dietro front: una scelta che ha rischiato di pagare con la vita mercoledì scorso quando il 41enne ormai ex coniuge ha cercato di ucciderla, accoltellandola in quella che rischiava di essere una trappola mortale, l’ascensore del palazzo in via Foscolo 13/a, dove si trova lo studio legale incaricato di seguire quella separazione consensuale. Un tentato omicidio premeditato secondo l’accusa formulata dal pm padovano Marco Brusegan che coordina l’inchiesta. Lettura accolta dal gip Claudio Marassi che ha convalidato l’arresto e applicato la misura cautelare più severa, il carcere. Non solo. Accogliendo la richiesta sempre del pm Brusegan, con un provvedimento ad hoc il giudice ha anche sospeso il reddito di cittadinanza a Jalal Amal che si trova rinchiuso nella casa circondariale Due Palazzi. A difenderlo il penalista Fabio Targa.

Resta in carcere

Davanti al giudice – collegato online dal carcere per l’emergenza Covid – Jalal Amal non si è fatto interrogare: ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere, difeso dal penalista Fabio Targa. Mezz’ora prima dell’udienza era molto agitato e aveva chiesto di poter ricorrere alle cure del medico del carcere. Il gip ha convalidato l’arresto, scattato una decina di minuti dopo l’aggressione quando l’uomo si è consegnato spontaneamente ai militari dell’Esercito che presidiano la stazione ferroviaria. I motivi? La pericolosità dell’indagato dimostrata dalla sua personalità negativa e violenta nonché la serie di colpi inferti alla vittima in diverse zone del corpo, tutte vitali. Il gip Marassi non ha avuto dubbi: Amal voleva uccidere. E quella volontà omicidiaria risulterebbe evidente dal fatto che era andato all’appuntamento con la moglie e l’avvocato portando con sé un coltello da cucina in acciaio lungo 23 centimetri con una lama – a punta – di 10 centimetri. Dopo l’aggressione e la fuga, si era costituito dicendo «Ho ucciso mia moglie». Infine, si rileva ancora nel provvedimento del gip, ci sarebbe il rischio di reiterazione dei reato sempre ai danni dell’ex moglie. Quest’ultima ha raccontato alla polizia che, nonostante le nozze celebrate il 22 luglio 2019, la convivenza si era conclusa il 10 maggio 2021: «Sono andata a vivere da una mia amica ma lo scorso ottobre, già due volte, ho dovuto chiamare le forze dell’ordine perché sotto casa si era presentato il mio ex marito». Lui la perseguitava. Anche all’appuntamento con il legale, Amal si era presentato agitato, salvo poi calmarsi e firmare le carte prima di esplodere con la furia omicida dopo aver lasciato lo studio ed essere salito in ascensore insieme alla donna, apparentemente calmo.

Intanto il giudice ha sospeso il reddito di cittadinanza a carico di Amal con un provvedimento che si richiama alla legge istitutiva del 28 marzo 2019: quando viene applicata una misura cautelare, il beneficio va sospeso. L’inchiesta va avanti. Tra i prossimi passi del pm, l’affidamento di una consulenza medico-legale per capire se l’arma era idonea a uccidere e se le ferite sono state inferte sempre con quell’obiettivo. Saranno pure svolte verifiche sugli interventi chiesti dalla vittima alle forze dell’ordine di fronte ai comportamenti violenti del marito. E la difesa? È orientata a chiedere una perizia psichiatrica: conoscenti e familiari dell’uomo, che vivono in Veneto, avrebbero confermato i suoi comportamenti altalenanti e cambi repentini di umore. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pubblicato su La Nuova Venezia