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Resta schiacciato dal braccio della gru operaio 58enne muore al Porto di Trieste

Daniele Zacchetti di Camponogara, dipendente della Pasqual Zemiro di Malcontenta, era assieme a un collega

TRIESTE

Non ha avuto il tempo di chiedere aiuto, di urlare, di accorgersi. È morto sul colpo Daniele Zacchetti, 58 anni, operaio specializzato di Camponogara. Ieri mattina è rimasto schiacciato dal braccio di una gru al Porto Vecchio di Trieste mentre stava sgomberando un cantiere all’ormeggio 15, alla radice del molo III. Un cantiere ormai chiuso.

L’allarme si è diffuso poco prima delle dieci, con i mezzi di soccorso dei vigili del fuoco, delle ambulanze e della Polmare che si sono precipitati sul posto in pochi minuti. Ma invano. Zacchetti, separato e con un figlio, era originario di Campolongo Maggiore, ma residente a Camponogara. Lavorava da tredici anni per la Pasqual Zemiro srl, impresa di costruzioni di Malcontenta di Mira che conta una quarantina di addetti. Ieri mattina non appena si è sparsa la voce della tragedia, Cgil, Cisl, Uil e Usb hanno proclamato lo sciopero immediato con il blocco dell’intera attività portuale. Un gesto di solidarietà per un collega deceduto sul posto di lavoro.

Una fine tanto istantanea quanto assurda. Perché in quel momento in Porto Vecchio non era in corso una movimentazione portuale: il 58enne stava semplicemente smontando l’attrezzatura del cantiere di una banchina, non più operativo già dal 5 novembre, per portarla via. E tra i materiali da rimuovere c’era anche una gru, usata per il rifacimento della sede stradale in quella zona del porto.

La Procura di Trieste ha aperto un’indagine per omicidio colposo con l’ipotesi di violazione delle norme antinfortunistiche. Il fascicolo fa capo al pubblico ministero Cristina Bacer che si è recata personalmente sul luogo dell’incidente per capire cosa è accaduto. Ciò che si sa è che Zacchetti non era solo. Erano in due, sulla banchina del Porto Vecchio. Lui e un collega. Il 58enne, operaio specializzato, faceva da caposquadra. Stava armeggiando vicino a un cingolato dotato di braccio meccanico, una gru insomma.

Il braccio, lungo circa una ventina di metri e capace di sollevare parecchie tonnellate di materiale, ha ceduto improvvisamente di qualche metro, forse anche meno, mentre Zacchetti e il collega lo stavano smontando togliendo i perni che lo sorreggevano. Il 58enne in quel momento era proprio sotto. Il collega ha chiamato i soccorsi. L’uomo è sotto choc, ma è riuscito a fornire agli inquirenti una prima spiegazione.

Ora serviranno perizie tecniche ad hoc per valutare con esattezza la dinamica dell’incidente in Porto Vecchio, innanzitutto la tenuta di quei perni. Da accertare, naturalmente, l’eventuale violazione delle normative antinfortunistiche.

Gli addetti del Dipartimento di prevenzione dell’Asugi, esperti in materia di sicurezza sul lavoro, si sono occupati dei primi rilievi assieme agli ispettori dell’Autorità portuale e del personale della Capitaneria di porto e dei vigili del fuoco. La gru è stata sequestrata.

«Un incidente atroce», dichiara il procuratore di Trieste Antonio De Nicolo, «che dimostra come un minimo di superficialità può provocare conseguenze terribili. La mia esperienza in questa materia mi porta a dire che non bisogna mai ostentare eccessiva sicurezza e tranquillità quando si lavora. Più un’attività è routinaria, più è rischiosa. Paradossalmente è meno pericoloso ciò che può fare un principiante, che magari ha il timore di sbagliare e quindi sta attentissimo, che un esperto».

L’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale e tutta la comunità portuale hanno espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia della vittima. —

Pubblicato su La Nuova Venezia