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Addio al grande architetto Roberto Pamio

Si è spento nella sua Scorzè a 84 anni. Dalla laurea alle esperienze in tutto il mondo, ha collezionato premi internazionali

SCORZÈ. Tanti progetti nel passato e chissà quante idee aveva ancora che gli frullavano per la testa. Lui, che aveva lavorato in Italia e nel mondo, progettare e pensare erano il suo pane quotidiano. Invece una malattia fulminea è stata fatale all’architetto Roberto Pamio, morto nella sua casa di Scorzè a 84 anni. Il suo cuore ha smesso di battere nella notte tra mercoledì e ieri.

Elencare quanto ha fatto Pamio in poche righe è impossibile. Ma ci si prova. Nato a Mestre nel 1937, è affascinato dall’arte sin dall’età adolescenziale, tanto da iniziare a studiare alla scuola d’arte di Venezia, seguendo l’indirizzo pittorico e architettonico. Conobbe e frequentò Luigi Candiani e da lui ricevette i primi consigli.

Dopo il diploma, la strada intrapresa fu Architettura a Venezia, frequentando gli indirizzi Design e Progettazione architettonica. La sua carriera è stata un crescendo, tra conferenze, premi, mostre personali e collettive. In tutti i suoi lavori, si mettono in risalto gli elementi naturali come la luce, l’aria e l’acqua, rendendo lo spazio fluido e mutevole. Muovendosi tra le sue creazioni non si ha mai l’impressione di trovarsi di fronte a scelte prevedibili, la casa perde la sua funzione tradizionale per diventare uno spazio aperto, in continuo movimento per adattarsi e adeguarsi alla crescita continua dell’uomo che vive.

Negli anni Ottanta, le sue esperienze in Messico prima e poi a New York, Madrid, Parigi, Amsterdam e Giappone stimolarono la sua sensibilità compositiva. Il significato di alcune sue opere a partire dalle torri-sculture di Luis Barragan, alle torri segnali in vetro della Leucos a Scorzè, alle architetture per le telecomunicazioni mobili, puntano sulla verticalità e la leggerezza, creando il riflesso della luce naturale.

Pamio aveva un legame con Treviso e la sua provincia, tanto che due anni fa proprio i Musei civici ospitarono una mostra dedicata alla sua arte e alle sue invenzioni di design. Ha lavorato per importanti progetti di design interno per punti vendita di catene come Benetton, Henry Cotton’s, Moncler, Di Varese e Stonefly, Anche per l’architettura residenziale gli esempi non mancano: dalla prima villa (Noventa Vicentina 1983) agli spazi aperti di New York (2003) e Montebelluna (2003), alla villa sui Colli Iberici (2003), villa a Treviso (2004). E poi sono stati significativi gli interventi all’hotel e al villaggio residenziale a Karuizava in Giappone (1988) e la ristrutturazione dell’Hotel Ca’ di Valle a Venezia (2004).

Da segnalare pure dei progetti nell’ambito dell’architettura direzionale, come la sede Nordica a (Trevignano-Treviso nel 1995) la sede di Leucos nella sua Scorzè nel 1990, la sede Mac Pharma a Quinto nel 2005), dove l’interpretazione degli spazi di lavoro assume importanza attraverso la fusione di materiali pregiati, vetro e giochi di luce. Con il marchio Pamio Design sono molti i riconoscimenti ottenuti al livello internazionale, come l’ultimo IF Design Award 2005. E poi ci sono state le collaborazioni con importanti aziende del settore dell’illuminazione come Artemide, Fabbian, iGuzzini, Leucos, Oty Light, Studio Italia Design, Antonangeli, oppure del mobile quali Arc linea, Arflex, Matteograssi, Offital, Seven e dei complementi per la casa a partire da Pallucco per continuare con Cadel, C2 e Biesse.

Tra le ultime mobili e complementi d’arredo nati usando il cartone, e diventati un successo chiamato oggi “staygreen”. Suo il progetto della scultura in piazzale Donatori di Sangue di Scorzè e poi donato al Comune, oltre al Monumento al Millennio di via La Fonda a Noale.

Con mostre personali, ha esposto a Palazzo Grassi a Venezia, al Design Week di Amsterdam, al Centro Axis di Design di Tokyo, in Fondazione Benetton, mentre a livello collettivo lo si è visto al Louvre e Pompidou a Parigi, al Museo dell’Arte moderna di New York e al Salone internazionale di architettura a Milano. Decine i premi ottenuti: da New York a Chicago, da Montreal a Portorico, dalla Germania all’Italia. Dal 1983 al 1985 tenne dei seminari di Architettura e di design presso l’Ateneo veneto di Venezia per la “Parsons School of Industrial Design” di New York. Fino alla recente malattia.

Il professionista lascia la moglie Diana, i figli Matteo, Paolo e Carlotta. Da decidere la data del funerale. Federico de wolanski

Alessandro Ragazzo

Pubblicato su La Nuova Venezia