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Venezia, addio anche a Eppe Tito, l’ultimo rappresentante di una dinastia di artisti

Lo scultore è scomparso improvvisamente all’età di 62 anni. Prima di lui il nonno Ettore e il padre Luigi, entrambi famosi pittori

VENEZIA. Era l’ultimo di una grande generazione di artisti veneziani, scomparso improvvisamente a 62 anni di età. Pietro Giuseppe Tito - per tutti gli amici Eppe - era venuto infatti dopo il nonno Ettore, vissuto a cavallo tra l’800 e il secolo scorso e autore oltre che di quadri anche di affreschi. E poi del il padre Luigi, morto 30 anni fa. Villa Pisani a Stra, diversi anni fa aveva dedicato una mostra proprio all’intera dinastia artistica dei Tito.

Aperta appunto da Ettore, di origine campana, ma trasferitosi con la famiglia a Venezia alla metà dell’Ottocento, dove si impose rapidamente per la forza del suo realismo pittorico. Poi fu la volta di Luigi, anch’egli pittore di matrice figurativa, ma con un tratto diverso, una pittura fatta di pennellate brevi e sottili, di una vivacità insieme lirica e intimista.

E ora Eppe, infine, artista sensibilissimo e schivo, che ha eccelso nella scultura e dotato di grande talento anche in altri campi, a cominciare dalla poesia. . Ad avvicinarlo progressivamente all’arte era stato il padre Luigi. «Disegnava ogni giorno - ricordava - e l’arte si insegna dall’esempio. La più grande lezione è guardare e io ho imparato a disegnare guardando». Luigi Tito spiegava al figlio il metodo che Arturo Martini usava per modellare. Ma accanto all’arte c’è la passione per la musica.

Studia Composizione e s’impegna come maestro d’orchestra sino all’età di trent’anni, quando muore suo padre. E’ allora che decide di dedicarsi interamente alla scultura, seguendo le orme artistiche della sua dinastia, come un richiamo irresistibile. Ma con il suo modo e il suo stile. E il punto di partenza di una scultura - come ricorda Alan Jones in un testo critico a una sua mostra del 2006 - non è per lui un disegno preparatorio a carboncino, ma una poesia. E accanto ad essa c’è la musica.

«Penso sempre alla musica - diceva Eppe - quando faccio una scultura. Come la musica, la scultura non perdona». Anche la sua scultura è figurativa, come quella dei suoi predecessori familiari, ma con un segno personalissimo, in cui la lezione classica si sposa con la pulsione espressionista, come nella magnifica. straziante “Pietà” del 2006.L'ultima Mostra importante a Venezia risale al 2010 circa, presso La Fondazione Bevilacqua La Masa ed ebbe un enorme successo. Subito dopo quella di Parigi all' Espace Cardin, perché Pierre Cardin era un suo grande estimatore. Ma continuava, ancora, negli spazi del suo studio, una ricerca artistica e formale che solo la morte ora ha interrotto. 

Pubblicato su La Nuova Venezia