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Drammi della solitudine cento casi a rischio monitorati dal Comune

Giovedì la scoperta del corpo di un 48enne morto da 20 giorni «Diversi casi analoghi in città ma sono molti di più quelli di gente che abbiamo salvato»

MIRA

«Potenzieremo i servizi di assistenza domiciliare e la rete di controllo legata ai servizi sociali per evitare che tragedie della solitudine come queste ciclicamente si ripetano». A spiegarlo sono gli assessori ai Servizi sociali e alle Politiche sanitarie di Mira Chiara Poppi e Francesco Sacco dopo la morte di Alessandro Antonini, il 48enne di Mira Taglio trovato cadavere nella sua abitazione a 20 giorni dal decesso.

«Nel Comune di Mira i casi che sono seguiti dai servizi sociali e sanitari che sono in questo senso a rischio», spiega l’assessore Sacco, «sono circa cento. Nostro compito in tutti questi anni è stato quello di migliorare la rete di controllo e monitoraggio delle situazioni a rischio. Per questo abbiamo deciso di avviare anche progetti di aiuto alle famiglie e alle persone colpite da malattie come l’Alzheimer e la demenza. Con il progetto sollievo, assistenti domiciliari danno aiuto a persone e famiglie in difficoltà per il comportamento dei loro cari». Il caso dell’uomo trovato morto in casa in via Corridoni a Mira Taglio giovedì sera sfuggiva però ai monitoraggi del Comune. «Pur essendo», spiega Sacco, «una persona che aveva fatto richiesta di reddito di cittadinanza, non era in carico ai nostri servizi sociali».

Negli ultimi 5–6 anni nel Comune di Mira circa una quindicina di persone è stata ritrovata morta in casa diverso tempo dopo il decesso. Il caso più clamoroso nel 2015 fu quello dei fratelli Gallina, trovati morti nella loro abitazione a tre mesi dal tragico evento. Un mese fa in via Molinella, Franco Mozzato è stato trovato morto sotto il porticato di casa sei giorni dopo il decesso. In tanti anche fra le opposizioni con il consigliere della Lega Stefano Deppieri si chiedono quali politiche il Comune adotti per ridurre queste storiche sacche di marginalità sociale nel Comune rivierasco che conta 38 mila abitanti. «Se le persone trovate morte nella solitudine», spiega l’assessore Poppi, «sono state tante, sono molte di più quelle che con l’azione dei nostri servizi siamo riusciti a salvare. Va potenziata la rete di servizi domiciliari e serve sempre di più sensibilizzare le diverse realtà nei quartieri per far scattare quelle reti di vicinato e amicali che spesso sono vere e proprie ancore di salvezza per persone che soffrono sempre più la solitudine». —

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Pubblicato su La Nuova Venezia