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Addio al cronista Franco Giliberto il visionario acuto del giornalismo

Era caduto da un marciapiede quasi un mese fa, poi le sue condizioni sono peggiorate. Fu inviato per la Stampa 

IL RITRATTO

È morto all’ospedale di Mestre il giornalista della Stampa Franco Giliberto, aveva 84 anni. Era stato ricoverato venticinque giorni fa, in seguito ad una caduta dal marciapiede, coinvolta anche una bicicletta, al Lido. Dopo poche ore dall’incidente Franco era entrato in coma e a nulla sono valsi i due interventi chirurgici alla testa per rimediare ai danni provocati al cervello dalla caduta.

Franco Giliberto, nato a Venezia, era tornato a vivere in laguna dopo la pensione. Aveva preso casa a Malamocco, non lontano dall’abitazione che fu di Hugo Pratt. E Franco sembra un personaggio uscito da un fumetto del grande disegnatore. Un avventuriero e sognatore nato. Era figlio di Orazio Giliberto, professore di Astronomia e navigazione e vicepreside dell’istituto nautico “Sebastiano Venier”. Lo stesso frequentato da Emilio Salgari. Scrittore che affascina Franco fin da bambino.

Poco più che adolescente, assieme ad un coetaneo, scappa a Marsiglia e si arruola nella Legione Straniera francese. Lo spediscono in Indocina. Il padre quando lo scopre se lo andò a prendere mentre stava combattendo con le truppe di Dien Bien Phu nel nord del Vietnam. Riesce a portarlo a casa perché il ragazzo aveva barato nel fornire i dati: aveva corretto l’età attribuendosene qualche anno in più. Dalle paludi vietnamite torna in laguna. Franco si rimette a studiare, anche se in maniera irregolare. Vuole lavorare. Ecco l’inizio della professione che segnerà la sua vita. Venne assunto come cronista a Venezia Notte, quotidiano del pomeriggio con sede in calle della Mandola.

Ben presto si fa notare e finisce a lavorare al Messaggero Veneto di Udine. Le radici della famiglia, tra le altre cose sono friulane. Ha la stoffa per fare questo mestiere e arriva anche il salto di qualità nel giornalismo che conta. Franco, infatti, venne assunto alla Stampa da Alberto Ronchey. Diventa inviato speciale del giornale diretto successivamente da Levi, Fattori, Scardocchia, Mieli e Mauro. Franco diventa famoso nel 1976, qualche anno prima della riforma Basaglia, per una serie di articoli “Dal nostro inviato in manicomio”. Il direttore Arrigo Levi, lo autorizza a farsi rinchiudere in un ospedale psichiatrico a Savonera-Collegno, dove il sistema di cura normale all’epoca, erano le camicie di forza. Fu denunciato dal sostituto procuratore di Torino Raffaele Guariniello, per falsa identità. Vincerà il premio Saint Vincent, una sorta di Pulitzer del giornalismo italiano. Poi il ritiro a Malamocco, con il mare degli Alberoni, che amava perché poteva sognare in perfetta solitudine.

Nel 2008 assieme ad un caro amico, il capitano Giuliano Piovan, pubblica: “Alla larga da Venezia”. L’incredibile viaggio di Pietro Querini oltre il circolo polare articolo nel ‘400”. Un best seller anche in Francia, tradotto in diverse lingue. Sempre con Piovan successivamente scrive “Una specie di paradiso”. La straordinaria avventura di Antonio Pigafetta nel primo viaggio intorno al mondo. È grazie al viaggiatore vicentino che porta a casa con se tutti i diari che Magellano diventa il mito che conosciamo. Ironia della sorte proprio ieri Paolo Mieli, in una puntata di Rai Storia, mandata in replica, ha parlato di Franco Giliberto e del suo libro su Antonio Pigafetta. —

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Pubblicato su La Nuova Venezia