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Commerciante di 34 anni ucciso dalla fibrosi cistica

Lutto a San Michele per la morte di Giovanni Zamparo dopo un ultimo intervento Gestiva con il fratello un noleggio bici a Bibione. Il padre: «Un figlio meraviglioso»

SAN MICHELE. Ha lottato tenacemente, per tutta la sua vita, contro un male che solo la scorsa settimana lo aveva illuso di potersene andare. Invece è finito tutto. Lutto a San Michele al Tagliamento e in tutto il portogruarese.

È deceduto per fibrosi cistica, ad appena 34 anni d'età, Giovanni Zamparo. Viveva nella località di Marinella, tra Cesarolo e Bibione. Lascia nel dolore il padre Silvano, la madre Mori Lena, originaria di Lugugnana; e il fratello Massimo, negoziante. Da sempre Giovanni conviveva con questa tremenda malattia, ma non si era mai dichiarato sconfitto, anzi. Si è sempre ribellato, perseguendo con fiducia la convinzione che avrebbe potuto vivere a lungo. Il 15 luglio prossimo avrebbe compiuto 35 anni, ma quel compleanno purtroppo non lo festeggerà mai. Chi festeggia gli anni d'estate è fortunato: amici, spiaggia, vacanze. Lui invece girava per ospedali. Si era curato da giovanissimo all'ospedale Burlo Garofolo di Trieste. La scorsa settimana è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico all'ospedale di Padova, ma proprio martedì sera le sue condizioni di salute sono peggiorate. Quell'intervento aveva illuso, in qualche modo la famiglia, convinta e speranzosa che dopo questa operazione Gianni avrebbe potuto battersi contro il male in modo più sereno. I funerali non sono stati ancora fissati, in quanto si procederà con un esame esterno della salma. La famiglia vorrebbe che fossero celebrati, comunque, in questo fine settimana. Assieme al fratello Giovanni gestiva un negozio di noleggio di biciclette in via dei Pesci a Bibione, il “Senza Freni”. La notizia si è sparsa molto rapidamente nella mattinata di ieri, soprattutto a Bibione, dove Giovanni era molto conosciuto proprio per la sua attività commerciale.

Aveva studiato da ragioniere, a Portogruaro, altra località che lo ricorda con affetto. Poi aveva cominciato presto a lavorare, sebbene la malattia non gli concedesse tregua. Per questo alternava periodi al lavoro con suo fratello e altri, più delicati e lunghi, in cui doveva curarsi. «Gianni», ricorda il padre, Silvano Zamparo, «è stato un figlio meraviglioso. Aveva un carattere aperto e disponibile, si faceva volere bene e si interessava di qualsiasi cosa. Ha vissuto la sua vita al massimo, fino alla fine». Atteso per oggi il rilascio del nulla osta. Sono numerose le attestazioni di stima che stanno giungendo alla famiglia, in questi giorni carichi di angoscia.

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Pubblicato su La Nuova Venezia